Daniele Timpano e Elvira Frosini in “Si l’ammore no. Site specific version”
di e con
Elvira Frosini
Daniele Timpano
disegno luci Dario Aggioli
registrazioni audio Marco Fumarola, Dario Aggioli, Lorenzo Letizia
foto di scena Jacopo Quaranta, Ulisse & Cannone
produzione Kataklisma, amnesiA vivacE, Consorzio Ubusettete
in collaborazione con Arti Vive Festival, Centro di documentazione Teatro Civile, Armunia
Finalista Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche Dante Cappelletti 2008
Le più belle storie d’amore sono quelle che finiscono quando uno dei due muore sul colpo.
Un uomo e una donna. S’ incontrano. Si amano. Si mangiano.
L’amore nell’immaginario collettivo, tra cliché, misoginia, pornografia, femminismo, sdolcinatezze e melensaggini.
Daniele Timpano e Elvira Frosini attraversati e scossi dai più disparati materiali: da Faccetta nera a Little Tony, dalle canzoncine anni trenta a Frank Zappa e Celentano, da Goethe e Cavalcanti a Beautiful e Mahler, passando per gli Harmony e il Vangelo.
La mamma è sempre la mamma? La donna è una madonna? E l’uomo è cacciatore?
“Noi facciamo l’amore così. In playback. Tutto il mondo lo fa.” [ EF + DT ]
Sì l’ammore no – presentazione e note di regia
Dal carattere onirico e dalle sfumature surreali Sì l’ammore no è la nuova produzione di Daniele Timpano ed Elvira Frosini, autori, registi e performer, rispettivamente di amnesiA vivacE e Kataklisma, congiunti in un progetto comune, nato da una collaborazione per una performance “site specific”, che segna l’incontro tra due linguaggi scenici, apparentemente distanti ma accomunati da una comune visione ironica, critica e polemica del mondo: la componente testuale, che nel lavoro di Daniele Timpano è centrale, e il teatro fisico di Elvira Frosini.
Il progetto prevede, oltre all’assemblaggio di materiali testuali di diversa provenienza (testi di canzoni di Califano e Little Tony, estratti dai sonetti di Cavalcanti e dai Vangeli, da “I dolori del giovane Werther” e dai romanzi rosa più melensi ed improponibili), l’utilizzo di brani musicali preesistenti di vario genere come la registrazione di tracce audio create in fase da lavorazione. Il tutto completato e reso drammaturgicamente organico da alcuni testi originali scritti appositamente per il progetto.
Attraverso un lavoro basato su partiture fisiche (posture, atteggiamenti, gesti) e incentrato sull’idea del corpo come insieme di segni e territorio di colonizzazione da parte dell’immaginario, l’idea è quella di farsi attraversare da modelli e stereotipi (provenienti da epoche e generi diversi) sull’amore e sul rapporto tra i due sessi. In particolare dal Ventennio ad oggi.
Tutto ciò partendo dall’assunto arbitrario che, pur nella disparità qualitativa e concettuale che separa una pagina di Goethe da un refrain di Little Tony, alcune costanti archetipiche sembrano non essere state mai definitivamente superate (almeno in Italia): l’amore come rapporto di potere che implica violenza, il ruolo idealizzato e insieme marginale della donna in una società pur sempre maschile, il patetismo logorroico e autocompiaciuto dell’uomo che soffre solo per amore, la posizione ambigua della donna che oscilla tra “emancipazione” e “tradizione”.
Sì l’ammore no – Site specific
Lo spettacolo può essere rappresentato sia in spazi teatrali che in spazi non convenzionali, in questo caso da adattare site specific a luoghi come porticati, loggiati, piazzette con balconio finestre, chiese sconsacrate, spazi urbani o post-industriali di vario genere.
Il video
http://www.e-theatre.it/uploads/4Wg342ulNzrtX3sQciEo.flv
