Dimitri Galli Rohl in “Uomo schifoso n.1″

22 luglio 2011, ore 21.15
Teatro di Lari | 8 euro

Dimitri Galli Rohl - Uomo Schifoso n.1(prima nazionale)

con Dimitri Galli Rohl
regia di Dimitri Galli Rohl e Loris Seghizzi

Uomo schifoso n°1 è la voce di una generazione che non ha padri da vendicare né da uccidere, la voce di una generazione allevata da madri divenute proprietarie del proprio utero ma che purtroppo si sono innamorate dei figli che hanno partorito. L’incesto edipico si ripropone al contrario, mentre i padri – pieni di vergogna – abbandonano la scena in punta di piedi senza dare spiegazioni. Formidabili, davvero.

“Se qualcuno chiede perché siamo morti, rispondetegli perché i nostri padri ci hanno tradito”
R. Kipling

Con queste parole Joseph Rudyard Kipling cercava di dare un senso alla carneficina con cui iniziò il novecento. Durante il primo conflitto mondiale un’intera generazione venne sacrificata da quei padri che tentavano di spartirsi il pianeta, figli mandati a morire nelle trincee in nome di qualcosa di cui sapevano poco o niente. Vent’anni dopo la storia si ripete ma con una particolarità grottesca: i figli di quei figli sopravvissuti vengono preparati ad un nuovo sacrificio attraverso una propaganda che penetra le mura domestiche sostituendosi a quel microcosmo più o meno sensato che definiamo famiglia. Il concetto che passava in quel periodo era piuttosto chiaro: i padri – traditi quando erano figli –  andavano vendicati. Ma la vendetta di un altro vale poco, soprattutto perché a farne le spese difficilmente sono coloro che hanno innescato il meccanismo prevaricatore originale; così vendetta chiama vendetta in un crescendo di risentimento spettacolare. Bombe atomiche, olocausti, muri che dividono il mondo a metà, quiz televisivi e chi più ne ha più ne metta. Poi arrivano i figli dei figli sopravvissuti e invece che di vendetta si comincia a parlare di riscatto sociale. Si raccolgono i cocci dell’occidente mentre vincitori e i vinti si leccano le reciproche ferite. Di farne un’altra, di guerra, se ne parla soltanto. Arrivano quegli anni che Mario Capanna e anche Oreste – mio padre – definiscono formidabili. Sembra che tutto sia compiuto, l’umanità ha capito dove ha sbagliato e la vendetta sembra essere un concetto passato di moda. La televisione tranquillizza un po’ tutti, la conquista della luna ci fa dimenticare la sporcizia nascosta sotto il tappeto. Poi arriviamo noi, figli di quei padri formidabili che hanno – ad un certo punto – barattato la vendetta con il benessere borghese, convinti che la staffetta virtuosa sarebbe potuta continuare per inerzia. Si era già fatto così tanto, dopotutto.