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	<title>Collinarea Festival 2012 - Genius loci - i Lari, la famiglia</title>
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	<description>Il sito ufficiale del Festival Collinarea 2012</description>
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		<title>Collinarea 2012</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 18:28:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le edizioni precedenti]]></category>

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		<description><![CDATA[La compagnia teatrale Scenica Frammenti, presenta dal 21 al 30 luglio 2011 la XIII edizione di Collinarea, quest’anno con la direzione artistica di Loris Seghizzi in collaborazione con Massimo Paganelli e Marco Menini.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_1147" class="wp-caption alignleft" style="width: 221px"><a rel="lightbox" href="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2012/05/manifestocollinarea2011_web.jpg"><img class="size-medium wp-image-1147" title="Il manifesto di Collinarea 2012" src="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2012/05/manifestocollinarea2011_web-211x300.jpg" alt="Il manifesto di Collinarea 2012" width="211" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il manifesto di Collinarea 2012</p></div>
<p>La compagnia teatrale Scenica Frammenti, presenta dal 21 al 30 luglio la XIII edizione di Collinarea, quest’anno con la direzione artistica di Loris Seghizzi in collaborazione con Massimo Paganelli e Marco Menini.</p>
<p><em>Collinarea vuol essere, rappresentare e dare colore ai luoghi dell&#8217;anima, un&#8217;anima che vive grazie all&#8217;emozione, alla voglia di esistere e &#8220;riesistere&#8221; in questo paese dove l&#8217;arte, la cultura e l&#8217;umanità dell&#8217;uomo rischiano di diventare elementi secondari della vita quotidiana. Questo è l&#8217;anno della resistenza culturale, l&#8217;anno in cui il teatro è orfano di un sistema politico e sociale che abbandona il figlio prediletto. In questi momenti così bui in cui la facile tentazione è lasciar perdere tutto, nascono le cose più belle, gli stimoli ideali per continuare a crederci, le energie necessarie per continuare la ricerca di un sogno, la voglia di dimostrare che credere in ciò che si ama, alla vita stessa, è l&#8217;azione più importante da<br />
compiere per vincere contro ogni arroganza, contro chi vuole una società televisiva e addormentata, contro chi ci vuole felici a momenti e terrorizzati per il resto della giornata.<br />
Noi ci crediamo..</em></p>
<h5>Genius Loci – Le RiESISTENZE</h5>
<div>Lari, prima di tutto un luogo. Il luogo dove il teatro ha preso e dato vita ed emozioni teatrali e umane in questi ultimi tredici anni. Lo possiamo definire un luogo perfetto, che sembra nato per ospitare gli artisti e le loro creazioni; perfetto per la propria architettura, perfetto per la cornice in cui è dipinto, immerso nella natura, abbarbicato sulle colline che guardano sorridenti il mare in lontananza. Il castello, le piccole piazze e la via che le unisce in un giro semplice abbracciando la rocca medievale. Qui vive il Collinarea Festival.</div>
<h5>Gli artisti</h5>
<div>I luoghi dell&#8217;anima saranno così vissuti dai tanti artisti importanti che hanno deciso di sostenerci: Bobo Rondelli, Antonio Rezza, Massimiliano Civica, Oscar De Summa , Valentino Zeichen, Cesar Brie, Fortebraccio Teatro/Roberto Latini, Claudio Morganti, Giovanna Velardi, Christian Raimo, Graziano Graziani, Roberto Abbiati, Daniele Timpano e Elvira Frosini/Kataklisma, Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco, Scenica Frammenti, Compagnia Krypton/Fulvio Cauteruccio, Gogmagog/Egumteatro, Quotidiana.com, Silvia Paoli, Teatro Bō, Michele Bandini, Compagnia Berardi Casolari, Maurizio Lupinelli, Canio Loguercio, Compagnia Pop Opera, Cada Die Teatro, Matilde Facheris, Teatro Forsennato, Fabio Franceschelli, EmmeA&#8217;Teatro, Alfonso Maurizio Iacono, Attilio Scarpellini, Luca Mori, Azzurra D&#8217;Agostino, Daria Deflorian, Marcello Sambati, Antonio Tagliarini, Martino Baldi, Francesca Matteoni, Francesca Genti, Simone Molinaroli, Simone Nebbia, Christian Sinicco, Compagnia dei Sindaci, Tony Clifton Circus, Orchestrina di Taglio e Cucito, Sonalastrana, Michelangelo Ricci, Guillame Oz, Quartetto Barone</div>
<p><em><br />
</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Concorso Anteprima 2012 – terza edizione</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 14:03:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[slide]]></category>

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		<description><![CDATA[Scenica Frammenti e Comune di Ponsacco indicono il “Concorso Teatrale per Giovani Compagnie/Gruppi” operanti sul territorio italiano. Premessa Anteprima vuol essere uno stimolo per i giovani a creare aggregazione attraverso il teatro. Il Collinarea apre dunque alle giovani esperienze residenti sul territorio nazionale. Il Festival è una vetrina molto importante che negli anni ha prodotto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Scenica Frammenti e Comune di Ponsacco indicono il “Concorso Teatrale per Giovani Compagnie/Gruppi” operanti sul territorio italiano.</em></p>
<p><strong>Premessa</strong></p>
<p>Anteprima vuol essere uno stimolo per i giovani a creare aggregazione attraverso il teatro.</p>
<p>Il Collinarea apre dunque alle giovani esperienze residenti sul territorio nazionale. Il Festival è una vetrina molto importante che negli anni ha prodotto e messo in luce molte realtà teatrali del circuito teatrale italiano. Attraverso Anteprima si vuole dare voce ai giovani artisti che hanno la passione per l’arte teatrale e uno strumento utile al miglioramento delle proprie capacità. Un luogo di formazione teatrale dove si incontrano giovani artisti e professionisti dello spettacolo che già collaborano con il Festival e Scenica Frammenti.</p>
<h3><a href="http://www.teatrodilari.it/anteprima2012/">Leggi il bando di concorso sul teatro di Lari </a></h3>
<h3></h3>
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		<title>Poesia, arte o malattia? Bobo Rondelli incontra sette giovani poeti</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 15:56:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[collinarea2011]]></category>
		<category><![CDATA[Gli spettacoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo l’incontro con Franco Loi, continua il viaggio di esplorazione del cantautore livornese Bobo Rondelli nell’universo poetico contemporaneo. Questa volta sono sette giovani poeti a incrociare la malinconica ironia dell’istrionico musicista, per attraversare quella terra di confine che separa e unisce la musica e la poesia.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox" href="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2107_boborondelli.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-960" title="Bobo Rondelli" src="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2107_boborondelli-300x216.jpg" alt="Bobo Rondelli" width="300" height="216" /></a>Dopo l’incontro con Franco Loi, continua il viaggio di esplorazione del cantautore livornese Bobo Rondelli nell’universo poetico contemporaneo. Questa volta sono sette giovani poeti a incrociare la malinconica ironia dell’istrionico musicista, per attraversare quella terra di confine che separa e unisce la musica e la poesia.</p>
<p>“Essere poeta è portare la croce senza autorizzazione divina”, Bobo Rondelli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con<br />
Francesca Genti<br />
Azzurra d&#8217;Agostino<br />
Francesca Matteoni<br />
Simone Molinaroli<br />
Christian Sinicco<br />
Simone Nebbia<br />
Martino Baldi</p>
<p><strong>Christian Sinicco</strong>, nato nel 1975, poeta, si occupa di critica su Metabolgia e Mare del Poema, dove ospita testi, saggi, interviste e riflessioni sulla poesia contemporanea. E’ stato caporedattore di Fucine Mute Webmagazine &#8211; <a href="http://www.fucine.com">www.fucine.com</a>. E’ stato molto attivo nella promozione e diffusione della poesia sul collective multimedia blog di Absolute Poetry &#8211; www.absolutepoetry.org. Nel 1999 fonda, insieme ad altri poeti, l’Associazione “Gli Ammutinati”. Nel 2005 pubblica “passando per New York” (LietoColle) con prefazione di Cristina Benussi. Ha diretto a Trieste il festival Iperporti &#8211; www.iperporti.it. Ha vinto il Trieste International Poetry Slam. Come performer collabora con i Baby Gelido, fondendo parola, musica e teatro, muovendo gli automi della poesia sulla scena – drum machine e sintetizzatore, nella fine orchestrazione di Daniele Mastronuzzi, per esplorare i sensi dei testi; la chitarra di Stefano Mastronuzzi, per innestare il linguaggio su un fondo elettronico dai forti accenti rock; lo slap di Francesco Sinicco per dare tono; il sax esagerato di PCK.</p>
<p><strong>Azzurra D’Agostino</strong> ha pubblicato le raccolte poetiche <em>D’in nci’un là</em> (I Quaderni del Battello Ebbro, 2003), <em>Con ordine </em>(Lietocolle, 2005) e <em>D&#8217;aria sottile</em> (Transeuropa, 2011). Suoi racconti e interventi critici sono stati pubblicati su varie riviste e antologie (tra cui «Nuovi Argomenti» vol. 51 &#8211; Mondadori,<em> Almanacco dello specchio 2009</em> &#8211; Mondadori, <em>Bloggirls</em> &#8211; Mondadori, <em>Best off 2006</em> &#8211; minimum fax e <em>In un gorgo di fedeltà,</em> <em>interviste a venti poeti italiani</em> &#8211; Il ponte del sale). È giornalista pubblicista e scrive per il teatro.</p>
<p><strong>Simone Nebbia</strong>. (critico, scrittore) Nasce il 4 luglio del 1981 a Roma, in Italia. E’ uno scrittore che ha scelto la cronaca teatrale come modalità espressiva. Ha una formazione interamente letteraria; laureato in Letteratura contemporanea a La Sapienza di Roma, con una tesi sullo scrittore Paolo Volponi. Frequenta i teatri romani dal 2004, anno della prima formazione. Inizia a scrivere per la rivista on line <em>TeatroTeatro</em>, ed entra a far parte di diverse giurie, frequentando molti festival nazionali; dal 2009 è redattore di <em>Lettera22</em>, associazione internazionali di giornalisti indipendenti, collabora stabilmente da inizio 2010 con il periodico <em>Hystrio</em> di cui è corrispondente a Roma, co-dirige <em>Teatro&amp;Critica</em>, una webzine fondata nel 2009 e che gode di riconoscimento su territorio nazionale. Cura una rubrica settimanale di teatro su <em>Radio Onda Rossa</em>. Scrive di letteratura sulla rivista <em>Dedalus</em> nata nell’ambito di Pordenonelegge. Dal 2008, anno del suo nuovo corso, è consulente artistico per il Teatro Argot Studio di Roma e dal suo primo anno di attività si occupa assieme a Tiziano Panici del progetto di formazione <em>Argotmentando_nuovi linguaggi di scena</em>, un percorso semestrale per attori professionisti. Nel 2010 è stato scelto per il progetto <em>OctoberTest</em> dalla Biennale di Venezia, coordinato da Andrea Porcheddu, grazie al quale ha seguito da testimone critico uno dei laboratori dei maestri internazionali (Rodrigo Garcia), che gli ha permesso di ricevere un incarico redazionale per il Festival della Biennale di ottobre 2011. Sempre dal 2010 lavoro nella redazione del mensile enogastronomico <em>Cucina&amp;Vini</em>. È autore, regista e interprete dello spettacolo <em>Gesuino e la lotta di classe</em>.</p>
<p><strong>Francesca Genti</strong>. Nata a Torino nel 1975, vive a Milano. Ha pubblicato le raccolte di poesia Bimba Urbana (Mazzoli, Premio Delfini 2001), Il vero amore non ha le nocciole (Meridiano Zero, 2004) e Poesie d’amore per ragazze kamikaze (Purple Press, 2009), ed è stata tradotta in inglese, francese, spagnolo e arabo. In veste di narratrice ha partecipato a diverse antologie, firmando  il libro di racconti Il cuore delle stelle (Coniglio Editore, 2007) e il romanzo La Febbre (Castelvecchi, 2011). Suoi testi sono apparsi su «Nuovi Argomenti», «alfabeta2» e «Velvet».</p>
<p><strong>Martino</strong> <strong>Baldi</strong> vive e lavora come bibliotecario a Pistoia, dove è nato nel 1970. Laureato in letteratura italiana contemporanea all&#8217;Università di Firenze con una tesi su Goffredo Parise, è attivo in diversi settori dello spettacolo e della cultura. Come operatore culturale, ha ideato e organizzato eventi di poesia per il Comune di Pistoia, Comune e Università di Firenze e varie associazioni private. Ha lavorato a lungo come giornalista televisivo per diverse emittenti TV toscane. In teatro ha collaborato con la regista Cristina Pezzoli, come assistente alla drammaturgia e alla regia, e con il coreografo Roberto Castello. Suoi testi poetici, narrativi e di critica letteraria e cinematografica sono stati pubblicati o segnalati su volumi, antologie, quotidiani e riviste in Italia e all&#8217;estero. La sua attenzione critica si è concentrata soprattutto sui poeti della generazione nata negli anni Settanta. Il suo primo, e per ora unico, volume personale di poesie, <em>Capitoli della commedia</em>, è uscito nel 2005 per le edizioni della rivista «Atelier». Del 2008 è la sua traduzione dal portoghese del libro <em>La metamorfosi delle piante dei piedi</em> di Catarina Nunes de Almeida (ed. Lietocolle).</p>
<p><strong>Simone Molinaroli</strong> è nato in Svizzera nel 1970. Scrittore, editore, performer, organizzatore di eventi, cuoco, molti altri lavori, presidente dell’Associazione Ass Cult Press (www.asscultpress.com), progetto di cui è stato fondatore. Molte esibizioni dal vivo con ogni tipo di formazione. Dal 2002, insieme a David Napolitano e Jacopo Andreini, nel reading itinerante “Enduring Poetry” con cui è stato un po’ ovunque.</p>
<p>Collaborazioni musicali: i CULO NEGRO per cui è diventato un batterista, i ROLLERCOASTER con cui si è esibito dal vivo , i DUBITAL che hanno utilizzato un brano del suo libro “Sottoclou” per il testo di una canzone del loro album “Conversations”, i BAVA, che hanno musicato una poesia dalla sua raccolta “Il Crollo degli Addendi” nel loro album “L’Ostile di Vita”, ÈOS- Laboratorio Musicale Aperto, nel cui album “May the days be aimless” figura un suo spoken di “Introduzione al Crollo degli Addendi”.<br />
Attualmente collabora con Alessio Chiappelli dei S.U.S. Con Lorenzo Giuggioli (Dizlexiqa) ha curato l’antologia di poesia contemporanea “Conatus” edita dall’Editore Coniglio. Detesta la maleducazione, il sarcasmo e la prepotenza. Tutte cose per cui reintrodurrebbe le pene corporali. Inoltre, tutti quelli che scrivono i libri solamente per farli leggere ai critici, agli altri scrittori e che lottano contro l’establishment culturale soltanto perché non ne fanno parte e segretamente pianificano la creazione di nuovi establishment più cupi.</p>
<p>Ama tutti quelli che fanno le cose con passione, dedizione e consapevolezza.</p>
<p>Le sue pubblicazioni principali:</p>
<p>Cani al Guinzaglio nel Ventre della Balena (Fara Editore, 2008), Il Crollo degli<br />
Addendi (Ass Cult Press/Dizlexiqa, 2006), AA.VV. CONATUS!<br />
Antologia di poesia contemporanea (Coniglio, 2005), AA. VV.<br />
Nella Borsa del Viandante (Fara Editore, 2009)</p>
<p>Libri pubblicati:</p>
<p>* Cani al guinzaglio nel ventre della balena (1997, Ass<br />
Cult Press)<br />
* Estate Indistruttibile (1998, Ass Cult Press)<br />
* Sottoclou (1999, Ass Cult Press)<br />
* Neurovegetazione (2001, Ass Cult Press)<br />
* Il Crollo degli Addendi (2006, Ass Cult Press/Dizlexiqa)<br />
* Cani al Guinzaglio nel Ventre della Balena (2008, Fara Editore)</p>
<p>Partecipazioni:</p>
<p>* AA.VV. – Alice sulle labbra cadute (1992, Ed. Pantagruel Pistoia)<br />
* AA.VV. – Sintomi (1995, a cura degli studenti della facoltà di filosofia di Firenze)<br />
* AA.VV. – Driblar Iludir (1996, Ass Cult Press )<br />
* (con Jacopo Andreini) – Trentennale dell’estate dell’odio (1998, Ass Cult Press)<br />
* AA.VV. – La Grande Offensiva d’Avtvnno (1999, Ass Cult Press)<br />
* (con Marco Guardincerri) Kinky Afro (2003, Ed. Settegiorni)<br />
* AA.VV – CONATUS! Antologia di poesia contemporanea (2005, Coniglio)<br />
* AA. VV. – Nella Borsa del Viandante (2009, Fara Editore)<br />
* AA.VV. – Pro-Testo (2009, Fara Editore)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Francesca</strong> <strong>Matteoni</strong>. Sono nata il 25 gennaio 1975. Mi sono laureata a Firenze con una tesi in Storia delle Religioni su esoterismo e mitologia celtica nell’opera poetica di William Butler Yeats ed ho recentemente terminato un dottorato di ricerca in storia moderna presso l’Università dell’Hertfordshire in Inghilterra, esplorando le credenze relative al sangue in Europa nell’epoca dei processi per stregoneria. Ho lavorato per anni con i bambini, insegnando pattinaggio, nei centri estivi e con ragazzi disabili. Ho insegnato corsi di storia moderna in università inglesi, corsi di italiano e inglese in Italia e in Inghilterra. Ho pubblicato questi libri di poesia: <em>Artico </em>(Crocetti, 2005) e <em>Appunti dal parco </em>(Wizarts, 2008), alcune plaquette artistiche, la silloge <em>Higgiugiuk la lappone </em>nel X Quaderno italiano di poesia contemporanea (2010) edito da Marcos y Marcos, con prefazione di Fabio Pusterla e <em>Tam Lin e altre poesie </em>nella collana Inaudita di Transeuropa (settembre, 2010), con un CD di Nada Malanima. Partecipo a festival e iniziative di ambito nazionale, tra cui l’ultima edizione di Romapoesia, sia per la poesia che per la fiaba. Sono nella redazione del blog letterario Nazione Indiana (www.nazioneindiana.com), e mi occupo della rubrica di scrittura della rivista romana Metromorfosi. Mi interesso di molte cose tra cui le fiabe popolari, sciamanesimo artico-siberiano, storie e tradizioni sugli animali e tutto quello che è nord.</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
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		</item>
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		<title>Fulvio Cauteruccio/Compagnia Krypton in &#8220;Terroni d&#8217;Italia&#8221;</title>
		<link>http://www.collinarea.it/index.php/fulvio-cauterucciocompagnia-kripton-in-terroni-ditalia/</link>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 15:49:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[collinarea2011]]></category>
		<category><![CDATA[Gli spettacoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Terroni d’Italia ha come tema portante l’emigrazione dal sud rappresentata come una delle più amare conseguenze dell’unificazione nazionale e delle scelte  di politica estera del Conte di Cavour]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox" href="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2107_terroni_cauteruccio.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-956" title="Krypton- Terroni d'Italia" src="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2107_terroni_cauteruccio-300x211.jpg" alt="Krypton- Terroni d'Italia" width="300" height="211" /></a><strong><em>Terroni d’Italia<br />
</em></strong>di <strong>Fulvio Cauteruccio</strong> e <strong>Giuseppe Mazza</strong></p>
<p>collaborazione drammaturgica <strong>Giacomo Fanfani</strong></p>
<p>regia <strong>Fulvio Cauteruccio</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>in collaborazione con<br />
<strong>Festival delle Colline Torinesi<br />
</strong><strong>Ente Cassa di Risparmio di Firenze</strong></p>
<p>si ringrazia il <strong>Comune di Seravezza</strong> e la <strong>Fondazione</strong> <strong>Terre Medicee</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><em>Terroni d’Italia</em> ha come tema portante l’emigrazione dal sud rappresentata come una delle più amare conseguenze dell’unificazione nazionale e delle scelte  di politica estera del Conte di Cavour, le cui mosse diplomatiche Dostoevskij criticò aspramente nel diario del suo viaggio in Italia del 1870, rintracciando in esse la causa della <em>“creazione di un regno di secondo ordine”</em>.</p>
<p>Studi sui carteggi di Cavour suggeriscono di quegli eventi una nuova lettura e restituiscono dignità a una popolazione e ad una terra economicamente forte – nel 1856 all’expo di Parigi il Regno borbonico fu premiato come terzo stato più avanzato d’Europa -  che venne insanguinata e saccheggiata in nome dell’unità.</p>
<p><em>Terroni d’Italia</em> è un lavoro<em> </em>che, pur <em> </em>non mettendo in discussione il valore inestimabile dell’unificazione, diventa un inno e un omaggio a quelle popolazioni che hanno grandemente contribuito alla creazione dello Stato ma che a tutt’oggi sono considerate di serie B.</p>
<p><em>Terroni d’Italia</em> descrive le peripezie di Pippo,  dal dopoguerra ai difficili anni ’70, attraverso il racconto di storie vere e del sogno di un uomo costretto ad emigrare dalla Sicilia, con il desiderio inappagato di fare l’attore.</p>
<p>Uno spettacolo che diverte e insieme fa riflettere sugli eventi che 150 anni fa diedero origine all’Italia dei Savoia e su tutto ciò che ne è conseguito.</p>
<p>Oggi il Principe Emanuele Filiberto di Savoia canta sul palcoscenico di Sanremo e Pippo canta ancora su un treno di emigranti…</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Claudio Morganti in &#8220;Lectura Dantis&#8221;</title>
		<link>http://www.collinarea.it/index.php/claudio-morganti-in-lectura-dantis/</link>
		<comments>http://www.collinarea.it/index.php/claudio-morganti-in-lectura-dantis/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 15:41:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[collinarea2011]]></category>
		<category><![CDATA[Gli spettacoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Per me si va. Per me si sa. Per me si è. Si tratta di un viaggio all'inferno. Quello di Dante, quello dove ancora si parla, ancora si vede, si incontrano persone.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox" href="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/Schermata-2011-06-25-a-17.40.34.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-950" title="Claudio Morganti in Lectura Dantis" src="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/Schermata-2011-06-25-a-17.40.34-300x186.png" alt="Claudio Morganti in Lectura Dantis" width="300" height="186" /></a><br />
<strong>LECTURA DANTIS</strong><br />
(caduta dentro i canti  III, V,  XIII,  XVII,  XXXIII dell’inferno)</p>
<p>Per me si va.<br />
Per me si sa.<br />
Per me si è.<br />
Si tratta di un viaggio all&#8217;inferno.<br />
Quello di Dante, quello dove ancora si parla, ancora si vede, si incontrano persone.<br />
Ben altro inferno coviamo, ma breve, perché dopo di questo sarà l&#8217;inferno del nulla, della negazione di tutto.<br />
Il NO regna. Niente vedere, toccare, sentire. Niente sensi e forse anche niente senso.<br />
Ma cos&#8217;è l&#8217;unità, la coerenza stilistica di fronte al salto in un pozzo senza fine?<br />
L&#8217;assurdo della coerenza formale, della bella figura, della rettitudine del “tutto d&#8217;un pezzo” di fronte alla precipitazione nella morte?<br />
Colei di fronte alla quale tutto cade e si torna ad esser veri.<br />
Si è vivi e veri solo nella caduta finale. E&#8217; davvero un inferno.<br />
Dunque, nel leggere versi, la forma sonora ingabbiata dal corpo trova il suo farsi lì per lì, un farsi incoerente, tradente, autonomo, vivo e forse vero.<br />
Perchè questa mente logica.dovrà pur lasciarlo questo corpo.<br />
Questa mente deve farsi anch&#8217;essa finale. Final-mente.</p>
<p>Ho scelto di aderire nel modo più testardo (e dunque terreno) possibile al precetto Eduardiano secondo il quale : “Chi cerca lo stile trova la morte, chi cerca la vita trova lo stile”.</p>
<p>Ma nella trans-esistenza della scena lo stile è anche forma.</p>
<p>Formalmente questa lettura, è un inferno pop, con intendimenti e guizzi rock, cosparsa di suoni a tratti molto glam, ma niente affatto cool.</p>
<p>Adieu.</p>
<p><strong>Video tratto da www.e-theatre.it</strong></p>
<p><a href="http://www.collinarea.it/index.php/claudio-morganti-in-lectura-dantis/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
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		<title>Deficit di Democrazia</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 15:34:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Incontri]]></category>

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		<description><![CDATA[Incontro con Christian Raimo e Graziano Graziani]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Graziano Graziani incontra Christian Raimo</strong></p>
<p>In ascolto degli accadimenti del Teatro Valle, occupato da artisti e da operatori dal 14 giugno scorso, Graziano Graziani terrà un incontro con<strong> Christian Raimo </strong> dal titolo <strong><em>Deficit di Democrazia</em></strong><strong>,</strong> riflessioni nate in seno all&#8217;occupazione del  Valle: con il termine &#8220;Deficit di democrazia&#8221;  Raimo intende ciò che sta rendendo nullo, per sfiducia e incompetenza, l’istituto della rappresentanza: l’ingessamento del paese a causa delle lobbies presenti sia nel settore pubblico che nel privato, il clientelismo; la rottura del patto sociale, la sottovalutazione della formazione e della cultura&#8230; “</p>
<p><strong>Christian Raimo</strong> (1975) è nato e cresciuto e vive a Roma. Ha studiato filosofia con Marco Maria Olivetti. Ha partecipato a diverse (meteoriche ma fondamentali) riviste letterarie romane: <em>Liberatura</em>, <em>Elliot-narrazioni</em>, <em>Accattone &#8211; Cronache romane</em>, <em>Il maleppeggio &#8211; Storie di lavori</em>. Ha tradotto per minimum fax Charles Bukowski e David Foster Wallace, e per Fandango il romanzo in versi di Vikram Seth <em>The golden gate</em>, insieme a Luca Dresda e Veronica Raimo. Ha pubblicato per minimum fax due raccolte di racconti: la prima, <em>Latte</em>, nel 2001, la seconda, <em>Dov&#8217;eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro?</em>, nel 2004. Con Nicola Lagioia ha curato, sempre per minimum fax, l&#8217;antologia <em>La qualità dell&#8217;aria</em>. E insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo &#8211; sotto lo pseudonimo collettivo di Babette Factory &#8211; ha pubblicato il romanzo <em>2005 dopo Cristo</em> (Einaudi, 2005).</p>
<p>Ha scritto il libro per bambini <em>La solita storia di animali?</em>, illustrato dal collettivo Serpe in seno, edito da Mup nel 2006.<br />
Attualmente è consulente per le collane Nichel e Indi di minimum fax. È un collaboratore stabile del <em>Manifesto, </em>del<em> Sole 24 Ore </em>e di<em> Rolling Stone</em>.</p>
<p><strong>Graziano</strong> <strong>Graziani</strong> collabora con il settimanale Carta dal 2003 (è stato redattore e caposervizio alla cultura fino al 2008). Attualmente scrive per il <em>Paese</em> <em>Sera</em>, è corrispondente dall’Italia per la testata brasiliana <em>Opera Mundi</em> e collabora con varie testate. Dal 2007 al 2009 è stato redattore del settimanale on line <em>La Differenza</em>. Si occupa principalmente di teatro, musica e letteratura. Suoi articoli sono apparsi sui quotiani <em>il manifesto</em> e <em>Liberazione</em>, sui mensili <em>Diario, Frigidaire</em> e <em>Lo Straniero</em>, su <em>Lettera22</em>, <em>Altrevelocità</em> e su varie altre riviste. Ha lavorato come autore e speaker a Radio3 Rai per la trasmissione «Qui comincia» di Chiara Galli.</p>
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		<title>Dimitri Galli Rohl in &#8220;Uomo schifoso n.1&#8243;</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 15:32:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Gli spettacoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Uomo schifoso n°1 è la voce di una generazione che non ha padri da vendicare né da uccidere, la voce di una generazione allevata da madri divenute proprietarie del proprio utero ma che purtroppo si sono innamorate dei figli che hanno partorito. L’incesto edipico si ripropone al contrario, mentre i padri – pieni di vergogna – abbandonano la scena in punta di piedi senza dare spiegazioni. Formidabili, davvero.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox" href="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2207_uomoschifoso3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-969" title="Dimitri Galli Rohl - Uomo Schifoso n.1" src="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2207_uomoschifoso3-300x168.jpg" alt="Dimitri Galli Rohl - Uomo Schifoso n.1" width="300" height="168" /></a>(prima nazionale)</p>
<p>con Dimitri Galli Rohl<br />
regia di Dimitri Galli Rohl e Loris Seghizzi</p>
<p><em>Uomo schifoso n°1</em> è la voce di una generazione che non ha padri da vendicare né da uccidere, la voce di una generazione allevata da madri divenute proprietarie del proprio utero ma che purtroppo si sono innamorate dei figli che hanno partorito. L’incesto edipico si ripropone al contrario, mentre i padri – pieni di vergogna – abbandonano la scena in punta di piedi senza dare spiegazioni. Formidabili, davvero.</p>
<p><em>“Se qualcuno chiede perché siamo morti, rispondetegli perché i nostri padri ci hanno tradito”<br />
</em>R. Kipling</p>
<p>Con queste parole Joseph Rudyard Kipling cercava di dare un senso alla carneficina con cui iniziò il novecento. Durante il primo conflitto mondiale un’intera generazione venne sacrificata da quei padri che tentavano di spartirsi il pianeta, figli mandati a morire nelle trincee in nome di qualcosa di cui sapevano poco o niente. Vent’anni dopo la storia si ripete ma con una particolarità grottesca: i figli di quei figli sopravvissuti vengono preparati ad un nuovo sacrificio attraverso una propaganda che penetra le mura domestiche sostituendosi a quel microcosmo più o meno sensato che definiamo <em>famiglia.</em> Il concetto che passava in quel periodo era piuttosto chiaro: i padri – traditi quando erano figli –  andavano vendicati. Ma la vendetta di un altro vale poco, soprattutto perché a farne le spese difficilmente sono coloro che hanno innescato il meccanismo prevaricatore originale; così vendetta chiama vendetta in un crescendo di risentimento spettacolare. Bombe atomiche, olocausti, muri che dividono il mondo a metà, quiz televisivi e chi più ne ha più ne metta. Poi arrivano i figli dei figli sopravvissuti e invece che di vendetta si comincia a parlare di <em>riscatto</em> <em>sociale</em>. Si raccolgono i cocci dell’occidente mentre vincitori e i vinti si leccano le reciproche ferite. Di farne un’altra, di guerra, se ne parla soltanto. Arrivano quegli anni che Mario Capanna e anche Oreste – mio padre – definiscono <em>formidabili</em>. Sembra che tutto sia compiuto, l’umanità ha capito dove ha sbagliato e la vendetta sembra essere un concetto passato di moda. La televisione tranquillizza un po’ tutti, la conquista della luna ci fa dimenticare la sporcizia nascosta sotto il tappeto. Poi arriviamo noi, figli di quei padri formidabili che hanno – ad un certo punto – barattato la vendetta con il benessere borghese, convinti che la staffetta virtuosa sarebbe potuta continuare per inerzia. Si era già fatto così tanto, dopotutto.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Egumteatro e Gogmagog / Tommaso Taddei in &#8220;Quanto mi piace uccidere&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 15:19:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Gli spettacoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Tommaso Taddei è un promettente politico di 30 anni appena eletto dai suoi concittadini. Amante di emozioni forti, ha fondato la sua lista civica a poche settimane dalle ultime elezioni battendo con grande disinvoltura i suoi avversari.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>EGUMTEATRO &#8211; GOGMAGOG</p>
<p><strong><a rel="lightbox" href="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2207_tommasotaddei.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-941" title="Tommaso Taddei in Quanto mi piace uccidere" src="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2207_tommasotaddei-300x199.jpg" alt="Tommaso Taddei in Quanto mi piace uccidere" width="300" height="199" /></a>Quanto mi piace uccidere…</strong><br />
(storia di un politico toscano)</p>
<p>Tommaso Taddei è un promettente politico di 30 anni appena eletto dai suoi concittadini. Amante di emozioni forti, ha fondato la sua lista civica a poche settimane dalle ultime elezioni battendo con grande disinvoltura i suoi avversari.<br />
Dopo gli ex animatori di crociere, imprenditori, magistrati, avvocati, soubrette e comici, ecco quel che mancava: L’onorevole Tommaso Taddei.</p>
<p>Simbolo della nuova politica italiana che ama tanto la vita quanto la morte (degli altri).</p>
<p><em>Quanto mi piace uccidere…</em><br />
<em> (Storia di un politico Toscano)</em></p>
<p><em>con Tommaso Taddei</em><br />
testo e regia di Annalisa Bianco e Virginio Liberti<br />
produzione  Egumteatro, Gogmagog<br />
e Festival “Metamorfosi” della Città del Teatro di Cascina<br />
Spettacolo sostenuto da Regione Toscana – Sistema Regionale dello Spettacolo</p>
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		<title>Roberto Abbiati in &#8220;Riccardo infermo, il mio regno per un pappagallo&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 15:09:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Gli spettacoli]]></category>

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		<description><![CDATA[“Il mio regno per una pappagallo” mischia brandelli shakesperiani alla storia quotidiana e ospedaliera di un attore/clown, con le sue paure e i suoi incontri, quelli veri, con le persone, con la malattia, con chi ieri c’era e stamani al risveglio non c’è più.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox" href="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2207_abbiati-1435-foto-lucia-baldini.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-936" title="2207_abbiati 1435 foto lucia baldini" src="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2207_abbiati-1435-foto-lucia-baldini-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a><strong>Nello spettacolo </strong><strong>Roberto Abbiati </strong>, clown milanese, reinterpreta le gesta del più sanguinario degli eroi shakespeariani, Riccardo di Gloucester, saltando da Londra alla Brianza, dall’inglese al dialetto delle campagne lombarde, “Il mio regno per una pappagallo” mischia brandelli shakesperiani alla storia quotidiana e ospedaliera di un attore/clown, con le sue paure e i suoi incontri, quelli veri, con le persone, con la malattia, con chi ieri c’era e stamani al risveglio non c’è più.</p>
<p>Un lungo sogno, un po’ buffo ed un po’ malinconico. “E’ impossibile costruire un discorso sensato intorno a questo Riccardo III, forse non si riesce neanche a capire la trama, forse non si comprendono neanche le parole, e anche il corpo spesso si rifiuta di raccontare e si accartoccia, da queste storture salta fuori il personaggio più vero quello con l’esigenza di raccontare, di vivere, di non morire. E’ disastroso e sozzo di sangue, eppure gioca come un bambino. O forse i bambini giocano come lui.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Quotidiana.com in &#8220;Grattati e vinci&#8221; (primo studio/anteprima nazionale)</title>
		<link>http://www.collinarea.it/index.php/quotidiana-com-in-grattati-e-vinci-primo-studioanteprima-nazionale/</link>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 15:03:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[collinarea2011]]></category>
		<category><![CDATA[Gli spettacoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Grattati e vinci è l’atto del creare in una condizione di totale impotenza. Impotenza come identificazione in un’alterità, percezione della sua stasi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox" href="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/foto-9-copia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-932" title="Quotidiana.com" src="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/foto-9-copia-300x225.jpg" alt="Quotidiana.com" width="300" height="225" /></a><strong>Grattati e vinci &#8211; primo studio</strong><br />
<em>(Terzo episodio della Trilogia dell’inesistente &#8211; esercizi di condizione umana)</em></p>
<p>Da questo stato di inettitudine si rivela una lenta ma progressiva crescita che ritrova attraverso il dialogo la possibilità del pensiero, e la produzione di scenari che fendono un reale illusoriamente monolitico, sovvertendo dogmi indifendibili il cui corpo si riduce a frammenti di incongruità e contraffazione.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Massimiliano Civica in &#8220;Il bandolo della matassa&#8221; (spettacolo laboratorio)</title>
		<link>http://www.collinarea.it/index.php/massimiliano-civica-in-il-bandolo-della-matassa-spettacolo-laboratorio/</link>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 14:56:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[collinarea2011]]></category>
		<category><![CDATA[Gli spettacoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Una serata con bicchieri di vino, una lavagna magica e alcune delle poesie più belle della letteratura italiana. Il regista Massimiliano Civica, con la collaborazione degli spettatori, smonterà e leggerà alcune poesie di Pascoli, Metastasio, Leopardi, Poliziano, dei Cantari Toscani e di svariati “poeti minori”]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="lightbox" href="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/Massimiliano-Civica_Sogno_-2010-2011-1024x687.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-779" title="Massimiliano-Civica_Sogno workshop a Lari" src="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/Massimiliano-Civica_Sogno_-2010-2011-1024x687-500x335.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a>IL BANDOLO DELLA MATASSA<br />
</strong>Lezione-spettacolo sui versi italiani</p>
<p>Una serata con bicchieri di vino, una lavagna magica e alcune delle poesie più belle della letteratura italiana. Il regista Massimiliano Civica, con la collaborazione degli spettatori, smonterà e leggerà alcune poesie di Pascoli, Metastasio, Leopardi, Poliziano, dei Cantari Toscani e di svariati “poeti minori”. Con la voglia di giocare a capire come funziona la metrica italiana, non da accademici, ma da apprendisti artigiani, che smontano un armadio per scoprire come è stato costruito così bene.</p>
<p>Scheda laboratorio: <a rel="bookmark" href="http://www.collinarea.it/index.php/il-mestiere-dellattore-liberta-in-prigione-dire-i-versi-massimiliano-civica/">Il Mestiere dell’attore. Libertà in prigione: dire i versi (con Massimiliano Civica)</a></p>
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		<title>Oscar De Summa in &#8220;Straniera&#8221;</title>
		<link>http://www.collinarea.it/index.php/oscar-de-summa-e-armando-iovino-in-straniera/</link>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 14:50:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[collinarea2011]]></category>
		<category><![CDATA[Gli spettacoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo spettacolo è una prima indagine intorno alla necessità della violenza in quanto aspetto non secondario dell’animo umano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox" href="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2307_oscardesumma.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-919" title="Oscar De Summa" src="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2307_oscardesumma-199x300.jpg" alt="Oscar De Summa" width="199" height="300" /></a><strong>Straniera</strong><br />
<strong>( appunti per una Medea)</strong></p>
<p><strong>di Oscar De Summa</strong></p>
<p>con Oscar De Summa</p>
<p>Lo spettacolo è una prima indagine intorno alla necessità della violenza in quanto aspetto non secondario dell’animo umano. La sua espressione quando è canalizzata funge da transfert collettivo che, a spese della vittima, risana le tensioni in seno alla collettività. Se lasciato a se stesso trabocca inaspettatamente in aspetti imprevedibili.</p>
<p>Ne risulta dunque una prima necessaria inevitabile operazione per la canalizzazione della violenza ovvero designare la vittima, il capro espiatorio. Esso deve rispondere ad alcune caratteristiche precise per poter fungere da valvola di sfogo per la comunità: deve essere un somigliante ma diverso. La prima condizione è dunque la disapparteneza alla comunità. Questa diversità nella somiglianza può essere stabilita in base a un qualunque comune denominatore. È sufficiente una qualunque valorizzazione di un qualunque aspetto condiviso per creare immediatamente un senso di appartenenza con i somiglianti ed una immediata esclusione di tutti gli altri. È il principio di esclusione di ogni forma di razzismo. Questa semplice operazione produce immediatamente un diverso, uno straniero, una vittima sacrificabile perché non appartenente alla società. E così è per Medea. Lei è straniera in terra straniera e incarna alla perfezione le caratteristiche della vittima sacrificale. Per lo stesso motivo sarà un uomo a interpretare questa parte, per marcare una diversità che immediatamente è significante. Designare una vittima fuori dalla comunità ha un significato di natura anche pratica se pur nascosto: la vittima non deve essere in grado di praticare alcuna forma di vendetta contro la comunità, non deve essere nelle condizione di dare avvio ad una spirale di sangue.</p>
<p>L’avvio del progetto è indicato nei numerosi fatti di cronaca raccolti nel tempo e il desiderio è quello di indagare le ragioni di questo sconcerto sociale che rompe uno dei più solidi tabù della nostra società: le gesta di una madre che ammazza i propri bambini. Per non banalizzare l’indagine ci affidiamo al mito che, come ogni simbolo, porta in se significati inspiegabili alla logica, stratificazioni di concetti che si perdono nel tempo e nell’uomo. Indagheremo tre momenti particolari del mito di Medea:</p>
<ul>
<li>la rivelazione della condizione di vittima sacrificale</li>
<li>la riflessione sul proprio destino</li>
<li>la decisione di diventare carnefice</li>
</ul>
<p><em>Lo spazio</em></p>
<p>Traccio un quadrato per terra. Questo semplice atto definisce immediatamente tre qualità dello spazio che mi incarico di indagare.</p>
<p>Il primo è lo spazio “ordinario”, quello proprio dello spettatore che contiene in se tutto l’ordinario e il presunto “reale”.</p>
<p>Il secondo spazio è quello che si individua tra lo spazio propriamente scenico ma non ancora dentro il quadrato. Definisco questo come lo spazio della “connessione”. È lo spazio di tutti i mediatori della conoscenza, quello dell’annuncio, della devozione e presuppone un alto grado di responsabilità e di onestà, nelle forme riconoscibili. Nello spazio di “connessione” la guida indica le tappe del cammino, è l’angelo annunciatore che indica ciò che sarà, il sacerdote che detiene il simbolo, il conoscitore non della parte apparente del simbolo ma di quella misterica, l’interpretabile. Questo nuovo sacerdote, che nel reale possiamo riconoscere in molteplici figure, non è più investito del ruolo in base al talento personale ma si avvale di tecniche della comunicazione che sfruttano la fisiologia del cervello per disarcionare il potere critico dello spettatore-cliente, o come in questo caso, passeggero del viaggio che con lo spettacolo proponiamo. È in questa intercapedine di senso che vi sono i comandi per azionare “le diavolerie” necessarie a rendere possibile l’ipnosi dell’uditorio: qui si aziona la musica, la luce ecc. tutto è a vista eppure il nostro uditore può arrivare a credere, se ben guidato, che la musica e la luce sono propri di questa realtà.</p>
<p>Arriviamo infine allo spazio straordinario: è lo spazio proprio del teatro, dove tutto è possibile, dove il tempo, il corpo e la materia tutta hanno altre regole. Per sua struttura interna dunque lo spazio è “straordinario”.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Compagnia Laboratorio Scenica Frammenti in &#8220;Società Espressa&#8221;</title>
		<link>http://www.collinarea.it/index.php/compagnia-laboratorio-scenica-frammenti-3/</link>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 14:42:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[collinarea2011]]></category>
		<category><![CDATA[Gli spettacoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Cari signori voi tutti, diteci il vostro gusto, quel che più vi piace e noi provvederemo! Si, noi abbiamo risposte a tutto e visto che le domande le conosciamo già, cerchiamo tra di voi chi riesca ad uscire, anche solo per un attimo sia ben inteso perché può essere pericoloso, dallo schemino quotidiano e porci un quesito diverso dal solito.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari signori voi tutti, diteci il vostro gusto, quel che più vi piace e noi provvederemo! Si, noi abbiamo risposte a tutto e visto che le domande le conosciamo già, cerchiamo tra di voi chi riesca ad uscire, anche solo per un attimo sia ben inteso perché può essere pericoloso, dallo schemino quotidiano e porci un quesito diverso dal solito.</p>
<p>Cari signori, voi tutti, ricordate che il divertimento è a portata di mano, Società Espressa è il vostro specchio! Riflettiamo la vostra immagine dentro la cornice più luccicante, siamo noi coloro che possono farvi sentire come è giusto che vi sentiate: Grandi! Voi siete grandi, a voi il merito di tutto questo splendore che ci abbaglia, di tutto questo splendido benessere che ci circonda.</p>
<p>Liberi, noi siamo liberi! Finalmente liberi! Un grande popolo libero, il popolo della libertà! Oggi, noi non abbiamo più bisogno della liberazione. Perché non abbiamo da resistere a nulla se non a noi stessi e di certo non possiamo resistere a questa Società Espressa.</p>
<p><em>Con Cheyenne Sardelli, Alice De Simone, Francesca Brogi, Maria Giovanna Granata, Giulia Gallerini, Martina Bini, Iris Barone, Laura Lombardi, Tatiana Zongo, Nicola Donalisio, Yari Mazza, Enrico Frosini, Giovanni Inghirami, Andrea Stallone, Valerio Volpi, Nicola Finozzi.</em></p>
<p>Laboratorio tenuto da Francesco Oliviero e Loris Seghizzi<br />
Regia Loris Seghizzi</p>
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		<title>Valentino Zeichen in &#8220;L’autore ovvero l’ombra del gatto selvatico&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 14:38:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Gli spettacoli]]></category>

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		<description><![CDATA[In un percorso a ritroso, costellato di disincanto e ironia, Valentino Zeichen ripercorre i nuclei tematici dell’intera sua opera, in un corpo a corpo con il Tempo, attraverso uno sguardo severo e al contempo divertito.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="lightbox" href="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2407_zeichen.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-910" title="2407_zeichen" src="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2407_zeichen.jpg" alt="" width="300" height="246" /></a></strong>In un percorso a ritroso, costellato di disincanto e ironia, Valentino Zeichen ripercorre i nuclei tematici dell’intera sua opera, in un corpo a corpo con il Tempo, attraverso uno sguardo severo e al contempo divertito.</p>
<p><em>“Sono vissuto nei secoli / di due differenti millenni /eppure sono morto”.</em></p>
<p><strong> Valentino Zeichen</strong> è nato a Fiume ma vive a Roma. Dal 1974, anno della prima raccolta di poesie, ha pubblicato diversi libri fra cui <em>Ricreazione</em> (1979), <em>Tana per tutti</em> (1983), <em>Museo</em> <em>interiore</em> (1987), <em>Gibilterra</em> (1991), <em>Metafisica</em> <em>tascabile</em> (1997) e <em>Neomarziale</em> (2006). Un&#8217;antologia di tutte le poesie è apparsa negli Oscar Mondadori. Per la Fazi, ha pubblicato <em>Ogni cosa a ogni cosa ha detto addio</em>, <em>Passeggiate</em> <em>romane</em> e <em>Aforismi d’autunno</em>.</p>
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		<title>Silvia Paoli in &#8220;Livia. facciamo che io ero morta tu eri un principe mi davi un bacio e rivivevo&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 10:40:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Gli spettacoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Due bambini giocano in giardino con delle tartarughine e uno dice all’altro:“Facciamogli fare l’amore!” e l’altro risponde: “Oh, si!.. Ma come le spogliamo?”]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox" href="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2407_paoli_01.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-905" title="2407_paoli_01" src="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2407_paoli_01-154x300.jpg" alt="" width="154" height="300" /></a><strong>Livia<br />
</strong>di e con Silvia Paoli,<br />
musiche dal vivo di Francesco Canavese</p>
<p>Lo spettacolo “LIVIA, facciamo che io ero morta tu eri un principe mi davi un bacio e rivivevo” potrebbe forse essere riassunto solo da questa frase, che racchiude la poesia e l’ironia di un mondo che si scopre facendosi, che nella semplice esperienza delle cose trova la sua contraddizione e la sua bellezza.</p>
<p>Credo che proprio nella normalità, nel quotidiano, si nasconda il segreto, l’originalità e lo stupore che spesso dimentichiamo nel nostro affannarci ad essere originali, ad evitare la banalità.</p>
<p>Avevo bisogno di parlare di donne senza che la protagonista del monologo fosse una vagina o una vedova, un’aspirante suicida o una supereroina. Livia è una persona normale, fa la maestra in un asilo, non è particolarmente bella né particolarmente brutta, ha una cultura media, è una single che aspetta il Principe Azzurro.</p>
<p>Insomma, niente di nuovo, se non il fatto che Livia la propria quotidianità la racconta a modo suo; ed il suo è un modo comico, poetico e disarmato quando il suo stupore e la sua meraviglia toccano la vita di tutti i giorni, quando la sua sensibilità si incrocia con quella degli altri.</p>
<p>E’ il nostro mondo, quello delle frasi fatte, dei vestiti alla moda, della paura di essere sbagliati, raccontati da una donna che osserva e vive cercando di stare al passo ma trovandosi sempre in qualche modo inadeguata rispetto a quello che la socialità le richiede con regole di stile e di comportamento.</p>
<p>In scena un’attrice ed un musicista; le canzoni intersecano la narrazione e diventano quasi un rifugio demodé, lasciano intravedere la verità della protagonista, quel bisogno di intimità e amore che sta nel cuore di Livia; la musica accompagna, commenta e suggerisce, è un linguaggio che affianca la parola, non sottolinea ma crea, in un dialogo a volte stridente a volte conciliante che non lascia mai soddisfatti, che non appaga ma apre spazi da riempire con le immagini che ognuno si porta addosso.</p>
<p>Il video</p>
<p><a href="http://www.collinarea.it/index.php/silvia-paoli-in-livia-facciamo-che-io-ero-morta-tu-eri-un-principe-mi-davi-un-bacio-e-rivivevo/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Michele Bandini in &#8220;Concerto in se minore&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 10:25:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[collinarea2011]]></category>
		<category><![CDATA[Gli spettacoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Il progetto muove da un’assenza. È un lavoro acustico, sonoro, che gioca con apparizioni e sparizioni, frastuono e silenzio.Nasce da una suggestione legata all’universo letterario di Beckett.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox" href="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/407_foto_Concerto-in-Se-minore-Michele-Bandini.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-900" title="407_foto_Concerto in Se minore- Michele Bandini" src="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/407_foto_Concerto-in-Se-minore-Michele-Bandini.jpeg" alt="" width="240" height="240" /></a></p>
<p><strong>Concerto in Se minore</strong></p>
<p><strong>di e con</strong><br />
Michele Bandini</p>
<p>Live Electronics<br />
Giampiero Stramaccia</p>
<p>diretto da Michele Bandini</p>
<p>struttura in legno di Mael Veisse</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Il progetto muove da un’assenza. È un lavoro acustico, sonoro, che gioca con apparizioni e sparizioni, frastuono e silenzio.Nasce da una suggestione legata all’universo letterario di Beckett.Vuole sondare il potere evocativo della parola, amplificando lo spazio teatrale che diventa luogo di risonanza.Un attore, cinque microfoni e due lampadine.Un radiodramma dal vivo, un monologo visivo e acustico.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Compagnia Berardi Casolari in &#8220;Briganti&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 09:57:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Gli spettacoli]]></category>

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		<description><![CDATA[“Briganti” affronta le tematiche del brigantaggio meridionale post-unitario (1860-61); la scena si svolge in una cella delle carceri del ex- Regno delle Due Sicilie]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox" href="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2507_G.Berardi-Briganti-3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-895" title="Compagnia Berardi Casolari in Briganti" src="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2507_G.Berardi-Briganti-3-300x225.jpg" alt="Compagnia Berardi Casolari in Briganti" width="300" height="225" /></a>Compagnia Berardi-Casolariin collaborazione con Teatro Stabile di calabria presenta</p>
<p><strong>GIANFRANCO BERARDI</strong><br />
<strong>in BRIGANTI</strong><br />
Spettacolo vincitore del concorso internazionale  “L’altro Festival&#8221; di Lugano edizione 2005</p>
<p>Scritto diretto ed interpretato daGianfranco Berardi<br />
Assistenza alla Regia e Luci Gabriella Casolari<br />
Con la supervisione diMarco Manchisi</p>
<p>“Briganti” affronta le tematiche del brigantaggio meridionale post-unitario (1860-61); la scena si svolge in una cella delle carceri del ex- Regno delle Due Sicilie, dove, attraverso le memorie di un giovane ventiseienne caduto prigioniero in battaglia, si rivivono avvenimenti ed episodi che hanno segnato la vita delle popolazioni del Mezzogiorno d’Italia prodotti dallo scontro fra  il nuovo ordine costituito e reazionari. L’intero universo dei fatti narrati trae spunto da documenti storici di vicende realmente accadute e spesso tralasciate dalla storiografia ufficiale. Ad essi, però, si miscela il mondo della tradizione orale popolare non privo di spunti fantastici.</p>
<p><em>“Noi siamo come la serpe, se non la stuzzichi non ti morde”(Carmine Crocco in un interrogatorio) </em></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Maurizio Lupinelli in &#8220;Strappi&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 09:47:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[collinarea2011]]></category>
		<category><![CDATA[Gli spettacoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Strappi (azione drammatica in tre movimenti) Tre strappi antichi, dove la parola diventa visione, si fa carne: il primo, Edmund il figlio bastardo di Re Lear,; il secondo, Kleist e la “Morte di Empedocle” di Hölderlin, terzo, e ultimo, &#8221; Interno anonimo, hanno tolto la targhetta&#8221;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox" href="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2507_lupinelli.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-891" title="Maurizio Lupinelli" src="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2507_lupinelli-297x300.jpg" alt="Maurizio Lupinelli" width="297" height="300" /></a></p>
<p><em>Strappi<br />
</em>(azione drammatica in tre movimenti)</p>
<p>Tre strappi antichi, dove la parola diventa visione, si fa carne: il primo, Edmund il figlio bastardo di Re Lear,; il secondo, Kleist e la “Morte di Empedocle” di Hölderlin, terzo, e ultimo, &#8221; Interno anonimo, hanno tolto la targhetta&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Canio Lo Guercio in &#8220;canzoni sussurrate&#8221;</title>
		<link>http://www.collinarea.it/index.php/canio-lo-guercio-in-canzoni-sussurrate/</link>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 09:39:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[collinarea2011]]></category>
		<category><![CDATA[Gli spettacoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Il concerto di Canio Loguercio è una travolgente messa in scena di canzoni d’amore cantate per lo più in napoletano, la ‘sacra madrelingua delle passioni’.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox" href="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2507_Canio-Loguercio-foto-di-Sebastiano-Gulisano.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-884" title=" Canio Loguercio foto-di-Sebastiano-Gulisano" src="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2507_Canio-Loguercio-foto-di-Sebastiano-Gulisano-213x300.jpg" alt=" Canio Loguercio foto-di-Sebastiano-Gulisano" width="213" height="300" /></a></p>
<p><strong>Testi di Canio Loguercio </strong></p>
<p>con interventi di</p>
<p>Sara Ventroni, Gabriele Frasca, Enzo Mansueto, Rosaria Lo Russo, Tommaso Ottonieri, Lello Voce / Silvana Matarazzo, Peppe Bosone</p>
<p><strong>Musica di Canio Loguercio e Rocco De Rosa<br />
</strong><strong>Video / </strong>Antonello Matarazzo</p>
<p>Il concerto di Canio Loguercio è una travolgente messa in scena di canzoni d’amore cantate per lo più in napoletano, la ‘sacra madrelingua delle passioni’.</p>
<p>È una “cerimonia” di canzoni appassionate come tante ‘stazioni’ di una via Crucis, di una processione, con le sue litanie, i suoi riti. Un racconto di un’improbabile storia d’amore descritta attraverso una sgangherata bio-installazione sonora… è una preghiera, una serenata a più voci…</p>
<p>Durata: 40 min. circa</p>
<p>Facebook: http://www.facebook.com/canio.loguercio</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>L’illusione e il sostituto. Riprodurre, imitare, rappresentare</title>
		<link>http://www.collinarea.it/index.php/l-illusione-e-il-sostituto-riprodurre-imitare-rappresentare/</link>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 09:22:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Incontri]]></category>

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		<description><![CDATA[Incontro con Maurizio Iacono e Graziano Graziani ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Graziano Graziani incontra Maurizio Iacono</strong></p>
<p>L’incontro prenderà le mosse dall&#8217;ultima pubblicazione del professor Iacono dal titolo: <em>L’illusione e il sostituto. Riprodurre, imitare, rappresentare (Bruno Mondadori, 2010)</em></p>
<p><strong>Alfonso Maurizio Iacono</strong> è Ordinario di Storia della Filosofia all&#8217;Università di Pisa. È  attualmente Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell&#8217;Università  di Pisa.</p>
<p>Tra i suoi lavori:</p>
<ul>
<li>Teorie del feticismo, Giuffré, Milano 1985;</li>
<li>L&#8217;evento e l&#8217;osservatore, Lubrina, Bergamo 1987. (tr.fr.: L’événement et l’observateur, L’Harmattan, Paris, 1998);</li>
<li>Le fétichisme. Histoire d&#8217;un concept, P.U.F, Paris 1992;</li>
<li>Tra individui e cose, Manifestolibri, Roma 1995;</li>
<li>Paura e meraviglia. Storie filosofiche del XVIII secolo, Rubbettino, Catanzaro, 1998;</li>
<li>Autonomia, potere, minorità, Feltrinelli, Milano, 2000;</li>
<li>(con S.Viti), Le domande sono ciliegie, Manifestolibri, Roma, 2000;</li>
<li>Caminhos de saída do estado de minoridade, Lacerda, Rio de Janeiro, 2001;</li>
<li>Il borghese e il selvaggio, ETS, Pisa, 2003 (2° ediz.);</li>
<li>(con S. Viti) Per mari aperti, Manifestolibri, Roma, 2004;</li>
<li>(con A.G. Gargani) Mondi intermedi e complessità, ETS, Pisa, 2005;</li>
<li>Storia, verità, finzione, Manifestolibri, Roma, 2006.</li>
</ul>
<p><strong>Graziano</strong> <strong>Graziani</strong> collabora con il  settimanale Carta dal 2003 (è stato redattore e caposervizio alla  cultura fino al 2008). Attualmente scrive per il <em>Paese</em> <em>Sera</em>, è corrispondente dall’Italia per la testata brasiliana <em>Opera Mundi</em> e collabora con varie testate. Dal 2007 al 2009 è stato redattore del settimanale on line <em>La Differenza</em>. Si occupa principalmente di teatro, musica e letteratura. Suoi articoli sono apparsi sui quotiani <em>il manifesto</em> e <em>Liberazione</em>, sui mensili <em>Diario, Frigidaire</em> e <em>Lo Straniero</em>, su <em>Lettera22</em>, <em>Altrevelocità</em> e su varie altre riviste. Ha lavorato come autore e speaker a Radio3 Rai per la trasmissione «Qui comincia» di Chiara Galli.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Elvira Frosini in &#8220;Can you eat me? ( in K-O-Incidence)&#8221;</title>
		<link>http://www.collinarea.it/index.php/elvira-frosini-in-can-you-eat-me-in-k-o-incidence/</link>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 09:20:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[collinarea2011]]></category>
		<category><![CDATA[Gli spettacoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Una performance scaturita dalla ricerca per la nuova produzione 2011 sul tema del cibo, un rivolo che scorre e si chiude. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="lightbox" href="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2607_K-INCIDENCE-CAN-YOU.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-875" title="Elvira Frosini" src="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2607_K-INCIDENCE-CAN-YOU-222x300.jpg" alt="Elvira Frosini" width="222" height="300" /></a>di e con Elvira Frosini</strong><strong>collaborazione artistica Daniele Timpano; Antonello Santarelli</strong></p>
<p><strong>produzione Kataklisma</strong></p>
<p>Una performance della durata di 7 minuti scaturita dalla ricerca per la nuova produzione 2011 sul tema del cibo, un rivolo che scorre e si chiude. Un fiume di parole, parole che vengono vomitate, costante masticare, adesione onnivora al mondo, ossessione del mangiare. In bilico fra mangiare ed essere mangiati, divorare ed essere divorati, il performer in pasto al pubblico, in pasto agli occhi famelici o svogliati. Un corpo in scena: marginale, precario, fragile; pasto per la festa, fatto di spreco assoluto. Corpo digerente, spettatore digerente.</p>
<p><em>K-O-Incidence è una serie di performance che Kataklisma realizza per spazi sia non convenzionali sia teatrali. Le performance </em><em>incrociano e nutrono altri lavori, si innestano e si diramano dai progetti che Kataklisma sta realizzando, si mettono in relazione con </em><em>situazioni, spazi, tempi e occasioni nei quali è possibile un incontro, un in-cidente, una co-incidenza.</em></p>
<p><strong>Il video</strong></p>
<p><em><p><a href="http://www.collinarea.it/index.php/elvira-frosini-in-can-you-eat-me-in-k-o-incidence/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p><br />
</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.collinarea.it/index.php/elvira-frosini-in-can-you-eat-me-in-k-o-incidence/feed/</wfw:commentRss>
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<enclosure url="http://www.e-theatre.it/uploads/Obsvehv2upI1ZfXLzupe.flv" length="35095639" type="video/x-flv" />
		</item>
		<item>
		<title>Fortebraccio Teatro/Roberto Latini in &#8220;Iago&#8221;</title>
		<link>http://www.collinarea.it/index.php/fortebraccio-teatroroberto-latini-in-iago/</link>
		<comments>http://www.collinarea.it/index.php/fortebraccio-teatroroberto-latini-in-iago/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 09:02:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[collinarea2011]]></category>
		<category><![CDATA[Gli spettacoli]]></category>

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		<description><![CDATA[IAGO è una riscrittura dell’Otello di Shakespeare. O meglio, un modo diverso di suonare parti del testo.
Pensato come un concerto, lo spettacolo che proponiamo, nato all'interno del progetto RADIOVISIONI, torna su alcune tappe della nostra ricerca sull’amplificazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a rel="lightbox" href="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2607_Iago1@MicheleTomaiuoli.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-870" title="Roberto Latini@MicheleTomaiuoli" src="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2607_Iago1@MicheleTomaiuoli-199x300.jpg" alt="Roberto Latini@MicheleTomaiuoli" width="199" height="300" /></a>Fortebraccio teatro</p>
<p>IAGO<br />
<strong>concerto</strong> <strong>scenico</strong><strong> </strong><strong>con</strong> <strong>pretesto occasionalmente</strong> <strong>shakespeariano </strong><strong>per voce dissidente</strong> <strong>e musica complice</strong></p>
<p>di <strong>roberto latini </strong>e<strong> gianluca misiti</strong></p>
<p>con <strong>roberto latini</strong></p>
<p>musiche originali  <strong>gianluca misiti<br />
</strong>luci <strong>max mugnai</strong></p>
<p>organizzazione e cura<br />
<strong>federica furlanis</strong></p>
<p>produzione <strong>fortebraccio teatro</strong></p>
<p>IAGO è una riscrittura dell’Otello di Shakespeare. O meglio, un modo diverso di suonare parti del testo.<br />
Pensato come un concerto, lo spettacolo che proponiamo, nato all&#8217;interno del progetto RADIOVISIONI, torna su alcune tappe della nostra ricerca sull’amplificazione.<br />
Un lavoro sulla parola, nel confine tra il senso e il suono, con Shakespeare come pretesto.<br />
Non quindi un riallestimento ma un approfondimento dell’architettura della tragedia del Moro di Venezia, per evidenziarne gli snodi fondamentali.</p>
<p>IAGO è la riproposizione, in rinnovata veste sonora, di un precedente JAGO, distante circa dieci anni.<br />
Dal ragno che tesseva la tela per intrappolare il moscone nero, ci concentriamo stavolta sulla recita di Iago.</p>
<p>Semplicemente, come fosse capace di replicarsi, dalle prove alla messa in scena, destinato, condannato, al piacere di un inganno. Un modo altro di essere l’autore in scena, il burattinaio di tutta la tragedia e anche il suo primo spettatore. In un teatro apparentemente disarmato.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>www.fortebraccioteatro.com</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Matilde Facheris in &#8220;Lavorare &#8230; Stanca&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 08:47:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un monologo; la condizione di precarietà totale, lavorativa e sentimentale, dell'attrice che lo interpreta; il caso dei suicidi a France Telecom, in particolare la vicenda di Michel Deparis,  appassionato della corsa, quindi avvezzo alla resistenza e al dolore dei crampi; l'importanza del lavoro nella vita di ogni essere umano; il tentativo di immaginare un'esistenza più umana, libera e felice.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox" href="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2607_foto-Lavorare...stanca.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-857" title="Matilde Facheris in Lavorare...stanca" src="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2607_foto-Lavorare...stanca-300x200.jpg" alt="Matilde Facheris in Lavorare...stanca" width="300" height="200" /></a>Un monologo; la condizione di precarietà totale, lavorativa e sentimentale, dell&#8217;attrice che lo interpreta; il caso dei suicidi a France Telecom, in particolare la vicenda di Michel Deparis,  appassionato della corsa, quindi avvezzo alla resistenza e al dolore dei crampi; l&#8217;importanza del lavoro nella vita di ogni essere umano; il tentativo di immaginare un&#8217;esistenza più umana, libera e felice.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Compagnia Pop Opera in &#8220;Onora il padre e la madre&#8221; (primo studio)</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 08:44:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La nostra venuta al mondo è un evento epico, e ogni storia che ne segue può assumere i colori di un'epopea. Onorare i genitori significa qui raccontarli, nel profondo legame con loro, con una sincerità che, negando il senso di colpa, renda loro omaggio attraverso una vittoria "incondizionta" nella vita quotidiana di figli.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox" href="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2607_Foto-J-magl.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-853" title="Roberto de Sarno - Compagnia Pop Opera" src="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2607_Foto-J-magl-294x300.jpg" alt="Roberto de Sarno - Compagnia Pop Opera" width="294" height="300" /></a>Studio per<br />
<strong>ONORA IL PADRE E LA MADRE</strong><br />
o del cuore dietro la spalla</p>
<p>di Antonella e Roberto e De Sarno</p>
<p>La nostra venuta al mondo è un evento epico, e ogni storia che ne segue può assumere i colori di un&#8217;epopea. Onorare i genitori significa qui raccontarli, nel profondo legame con loro, con una sincerità che, negando il senso di colpa, renda loro omaggio attraverso una vittoria &#8220;incondizionta&#8221; nella vita quotidiana di figli. Così l&#8217;onore che si può loro tributare è frutto prezioso di una battaglia.</p>
<p><strong>Roberto De Sarno</strong> si è formato presso la Scuola di Teatro di Bologna, diretta da Alessandra Galante Garrone, e l&#8217;Emilia Romagna Teatro. E&#8217; stato allievo di Pippo Delbono, Raffaella Giordano, Danio Manfredini, César Brie. E&#8217; stato diretto, tra gli altri, da Giancarlo Cobelli, Paolo Rossi, Enrique Vargas, Marco Manchisi e Gianfranco Berardi. Attualmente dirige la compagnia Pop.Opera, di cui è fondatore.</p>
<p><strong>Antonella De Sarno</strong> si è formata in Italia e in Francia con Rafaella Giordano, Isabelle Dubouloz, Charles Abelé, Pierre Doussaint, Claude Coldy, Pepe Robledo e Pippo Delbono. E&#8217; interprete nello spettacolo La Menzogna di Pippo Delbono.</p>
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		<title>Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco in &#8220;Primo Quarto. educazione fisica&#8221; (studio in anteprima nazionale)</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 08:19:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E' educazione fisica, non libertà.  I giocatori non pensano, si muovono, sono ingranaggi della stessa macchina.  L'allenatore piega i loro corpi, i corpi eseguono. Reagiscono, non elaborano.  E' un gioco. Contano sono le regole. I ruoli si decidono per attitudine al comando o alla devozione, per arbitrio. Ma fino a dove può spingersi un allenatore, quando finisce il gioco? ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="lightbox" href="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2707_Educazione-Fisica-1-7.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-841" title="Primo Quarto. educazione fisica" src="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2707_Educazione-Fisica-1-7-197x300.jpg" alt="Primo Quarto. educazione fisica" width="197" height="300" /></a>Primo Quarto.</strong><br />
<em>educazione fisica</em></p>
<p><em>(studio in anteprima nazionale)</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Durata 30&#8242; </em></p>
<p>di Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco.</p>
<p>Il nostro progetto è raccontare l’epopea di un popolo, retto da un&#8217;autocrazia. Alcuni degli elementi che caratterizzano un&#8217;autocrazia sono: l’uniformità ad uno stesso codice di comportamento ed alle stesse regole morali; la paura del castigo; il nazionalismo e la volontà di supremazia; l’allenamento fisico per una mente ed un corpo sani; l’abnegazione e la totale fiducia nel credo dettato dal Sovrano.Ma come degenera un rapporto fondato sul potere? Quanto può essere grande la volontà di comando?  La paura di perdere il controllo sulla comunità, cosa provocherebbe?  I protagonisti della nostra indagine sono l&#8217;allenatore e la sua squadra. Immaginiamo un gruppo di studenti che condivide l’ora di educazione fisica, della pallacanestro. La loro volontà è compiere un gesto eroico e meraviglioso per lasciare la propria orma sul campo. Abbiamo di fronte una squadra con pantaloncini neri, maglietta bianca e nobili intenzioni. Nel religioso silenzio della disciplina e del rigore si allenano, giorno dopo giorno, praticando l’obbedienza incondizionata. Concentrati nel processo di verifica delle proprie forze e spinti alla costruzione dell’azione perfetta, imprimono al corpo e alla mente il grido: “If you can’t, then you must!!! Se non puoi, allora devi&#8221;. Tutte le squadre sportive hanno un allenatore, la mente che coordina le loro potenzialità. Egli  è colui che, studiando le caratteristiche dei suoi giocatori, assegna i ruoli e le aree da occupare dando ad ognuno uno scopo preciso e funzionale al gioco. Porta il pallone in campo, strumento senza il quale non è possibile giocare. Decide chi è capace e punisce chi non segue con disciplina il suo volere. Noi siamo alla ricerca dell&#8217; esasperazione sia dalla parte di chi un potere lo accetta e lo subisce che dalla parte di chi lo esercita. Il nostro sovrano è L&#8217; Allenatore. Egli manipola la morale. La modestia, la benevolenza e la moderazione le annienta perché considerati ostacoli alla sovranità. Predica il sacrificio per il raggiungimento di uno scopo collettivo mirando alla realizzazione di se stesso. Perpetua la menzogna e insinua la diffidenza alla ricerca della verità.La sua follia condurrà tutti verso l&#8217;unica strada possibile: la caduta dell&#8217;impero. E la comunità? E&#8217; La Squadra, che venera il dislivello tra le forze e ritiene la soggezione necessaria. Teme l’allenatore. Tenta di amare, stimare e interpretare la diversità di potenza come diversità di valore, garantendo l’impossibilità di rovesciare il rapporto. Inerte, preferisce obbedire che prendersi la responsabilità di comandare a se stessi o ad altri. Non reagisce perché nella molteplicità trova contentezza. Il momento storico e il quadro sociale che viviamo ci appare lucido, preciso, crudele.E&#8217; educazione fisica, non libertà.</p>
<p>I giocatori non pensano, si muovono, sono ingranaggi della stessa macchina.<br />
L&#8217;allenatore piega i loro corpi, i corpi eseguono. Reagiscono, non elaborano.<br />
E&#8217; un gioco. Contano sono le regole.<br />
I ruoli si decidono per attitudine al comando o alla devozione, per arbitrio.<br />
Ma fino a dove può spingersi un allenatore, quando finisce il gioco?</p>
<p><em>Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Manuela Lo Sicco </strong>nasce a Palermo nel 1977 e manifesta  già molto giovane il desiderio di dedicarsi a discipline legate ad  espressioni artistiche  del corpo, ginnastica artistica, danza classica, danza contemporanea, in realtà matura una ricerca personale che non vede pienamente espressa  nella scelta della danza. Concluso  quindi l’iter scolastico con la Maturità Classica sceglie di conseguire  il Diploma c/o la Scuola di Recitazione del Teatro Biondo di Palermo. La sua esperienza in Teatro che la vede per diversi lavori sul Palcoscenico le permette di mettere a fuoco quelle caratteristiche che si prefiggerà di raggiungere come punti essenziali di riferimento per tutta la sua successiva carriera di Attrice: coniugare alla fisicità che sente con forte forza  interiore all’espressione verbale .  Trova una significativa affinità con un gruppo di giovani attori alla ricerca di nuove formule teatrali  che  coinvolgano attore, testo e pubblico in una esperienza carica di emozione e coinvolgimento e con loro, Emma Dante, Sabino Civilleri, Gaetano Bruno fonda la Compagnia Sud Costa Occidentale.  Da lì cresce giorno per giorno, rappresentazione su rappresentazione  la formula vincente che le permetterà di sperimentare sulla propria pelle e con grande rigore un percorso artistico che continua a maturare e tradursi in consenso del pubblico nei diversi lavori che la vedono più volte interprete principale.  La parola fuori dal testo, i temi della vita all’interno del teatro,  i forti sentimenti e le emozioni  fuori dalle barriere corporee fanno dell’artista la sua caratteristica presenza scenica . Dotata di grande generosità e desiderio di non tenere per sé i traguardi maturati conduce con dedizione e impegno un gran numero di laboratori teatrali nei quali inizia attori giovani e non ad una nuova metodologia di studio sul linguaggio teatrale. L’accurata ricerca del ritmo musicale da tradurre in passi di elaborato teatrale le permettono di ottemperare alla recente sfida alquanto impegnativa affiancando il maestro Barenboim  nella realizzazione della Carmen per la prima del Teatro alla Scala per la stagione lirica in corso.</p>
<p><strong>Sabino Civilleri</strong>, nato a Palermo il 22 luglio 1976. Dopo il diploma conseguito presso l&#8217;istituto tecnico per operatori turistici nel 1995, si trasferisce a Londra dove frequenta un corso di lingua inglese e contemporaneamente segue le lezioni di drammaturgia presso la RSC di Londra. L&#8217;incontro con il mondo della recitazione avviene presso l&#8217;accademia seguendo i colleghi del corso di recitazione. Nel semestre inizia una frequentazione più assidua nel tentativo di comprendere le dinamiche di un testo attraverso la messa in scena. Incontra diversi giovani artisti della Subway londinese e delle case accupate di Brixton. Lo stesso anno incontra Manuela Lo Sicco. Con lei, ballerina di danza contemporana, si legherà sentimentalmente ed artisticamente. All&#8217;inizio del 1996 lascia l&#8217;accademia di Londra attratto dai nuovi fermenti culturali e torna a Palermo,la città è in piena” primavera culturale” voluta dall&#8217;ex sindaco Orlando. I cantieri culturali alla Zisa diventano polo di aggregazione di arte ed esperienze teatrali. La sala lettura dei cantieri è il luogo dello studio e degli incontri con gli artisti che da tutta Italia arrivano a Palermo. Viene ammesso all&#8217;Università degli studi di Palermo alla facoltà di lettere moderne indirizzo dello spettacolo. Studia Storia del Teatro con il professore Beno Mazzone presso il Teatro Libero, sede della cattedra e teatro dell&#8217;università. E&#8217; in questo periodo che approfondisce la conoscenza dei maestri del teatro clandestino: Eugenio Barba, Ludwig Flashen, Grotowsky, Carmelo Bene,Mario Martone, Franco Scaldati, Michele Perriera, Mejerhold, Peter Brook, Kantor, Leo De Berardinis. Nello stesso periodo decide di partecipare all&#8217;audizione presso la scuola di recitazione del Teatro Stabile di Palermo Andrea Biondo; sarà grazie ad una frase di Peter Brook che convincerà la commissione ad ammetterlo alla scuola. Il suo percorso di studi presso lo Stabile di Palermo termina dopo soli sei mesi, preferisce una realtà meno istituzionalizzata, la sua ricerca e la sua ampia conoscenza  del teatro contemporaneo lo spingono ad una scelta più indipendente che gli permetta di esprimere una propria identità teatrale.  Lavora presso la chiesa di Sant&#8217; Eulalia dei Catalani alla Vuccirìa con la compagnia della Fortezza di Elio Gimbo, Laura Spacca e Roberto Atanasio: l&#8217;esperienza termina con la messa in scena dello spettacolo &#8220;La Fortezza&#8221; liberamente tratto dal Romanzo di Dino Buzzati, &#8220;Il deserto dei Tartari&#8221;. Dopo il debutto sarà Roberto Atanasio ad invitarlo, presso l&#8217;atelier di Beatrice Morroi, al primo incontro con Emma Dante. Con lei, Manuela Lo Sicco, Gaetano Bruno ed Italia Carroccio fonderà la compagnia SudCostaOccidentale. Inizierà un laboratorio permanente da cui nasceranno gli spettacoli: &#8220;mPalermu&#8221; progetto vincitore del premio scenario 2001 e spettacolo vincitore del premio Ubu 2001; &#8220;Carnezzeria&#8221; vincitore del premio Ubu 2002; Il suo percorso è ben strutturato, nel pieno controllo della sua fisicità, ed avendo elaborato una ottima espressione artistica fondata sul dualismo parola – movimento esprime la sua forte presenza scenica nella &#8220;La Scimia&#8221; tratto da &#8220;Le due zittelle&#8221; di Tommaso Landolfi, con questo spettacolo la critica gli assegnerà il premio come migliore attore dell&#8217;anno per l&#8217;interpretazione al Festival di Salzburg in Austria. Versatile nel gesto e nel linguaggio  interpreta il duplice ruolo di Apollo ed Eracle in &#8220;Alkestis&#8221;, spettacolo prodotto dallo Stadt theatre di Luzern in Svizzera; poi &#8220;Cani di Bancata&#8221; spettacolo sulla mafia e &#8220;Le Pulle&#8221; in cui interpreta un transessuale. Severo con se stesso e rigoroso nel suo lavoro ha acquisito un metodo che dal 2005 applica in un percorso laboratoriale dedicato alla formazione di giovani attori insieme a Manuela Lo Sicco ed Enya Idda. Nel 2008 ha partecipato al progetto &#8220;Appunti per la ricerca di un metodo&#8221;, ciclo di laboratori di formazione presso &#8220;La Vicarìa&#8221;, spazio teatrale diretto da Emma Dante e sede della compagnia SudCostaOccidentale. Nel 2009 costituisce insieme a Giovanni Filippi, Enya Idda, Manuela Lo Sicco, Chiara Bakti Casorati, Davide Livornese l&#8217;associazione Culturale Uddu.</p>
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		<title>Teatro Bō in &#8220;Sogno di una notte di mezzo Estathè&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 08:18:07 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Gli spettacoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno studio sull'inconscio che, partendo dal Sogno di W. Shakespeare, sveste le battute della loro magniloquenza lasciandole inaspettate e spurie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox" href="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2707_Foto-scenica.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-847" title="Sogno di una notte di mezza estathè" src="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2707_Foto-scenica-300x200.jpg" alt="Sogno di una notte di mezza estathè" width="300" height="200" /></a></p>
<p><strong>Teatro Bō è la compagnia vincitrice di Anteprima 2011</strong></p>
<p>Uno studio sull&#8217;inconscio che, partendo dal <em>Sogno </em>di W. Shakespeare, sveste le battute della loro magniloquenza lasciandole inaspettate e spurie.</p>
<p>Quattro innamorati che, interpretati dai due attori, uniscono i rispettivi margini e perdono i propri confini, rischiando la propria appartenenza, due diverse modalità di comunicazione che si scontrano chiuse nel loro egocentrismo, mentre un cane abbaia attenzione.</p>
<p>Durata: 50 minuti</p>
<p><strong>crediti artistici e di produzione completi:</strong><br />
Regia Alessio Martinoli<br />
Drammaturgia Alessio Martinoli e Michele Causero<br />
Interpreti Giulia Aiazzi e Matteo Cecchini<br />
Disegno Luci Alessio Martinoli</p>
<p>Costumi Angela Mazzetti<br />
Organizzazione Camilla Borraccino</p>
<p>Foto Ilaria Costanzo</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Flavia Mastrella e Antonio Rezza in &#8220;Pitecus&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 07:55:48 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Gli spettacoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Pria che l'uomo canti due volte e rinneghi il suo spirito libero, lì, a contatto di gallo, l'uomo alzerà gomito e cresta e cozzerà le sue basse ambizioni contro un soffitto di inutile speranza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="lightbox" href="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2707_pitecus_rezza.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-837" title="Antonio Rezza in Pitecus al Collinarea Festival 2011" src="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2707_pitecus_rezza-300x244.jpg" alt="Antonio Rezza in Pitecus al Collinarea Festival 2011" width="300" height="244" /></a>PITECUS</strong><br />
<em>di Flavia Mastrella Antonio Rezza</em><br />
<em> con Antonio Rezza</em><br />
<em> quadri di scena Flavia Mastrella</em><br />
<em> (mai) scritto da Antonio Rezza</em><br />
<em> assistente alla creazione Massimo Camilli</em><br />
<em> disegno luci Maria Pastore</em></p>
<p><strong>Pria che l&#8217;uomo canti due volte e rinneghi il suo spirito libero, lì, a contatto di gallo, l&#8217;uomo alzerà gomito e cresta e cozzerà le sue basse ambizioni contro un soffitto di inutile speranza.</strong></p>
<p>E&#8217; uno spettacolo che analizza il rapporto tra l&#8217;uomo e le sue perversioni: laureati, sfaticati, giovani e disperati alla ricerca di un occasione che ne accresca le tasche e la fama, pluridecorati alla moralità che speculano sulle disgrazie altrui, vecchi in cerca di un&#8217;identità che li aiuti ad ammazzare il tempo prima che il tempo ammazzi loro.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Cesar Brie in &#8220;120 chili di Jazz&#8221;</title>
		<link>http://www.collinarea.it/index.php/cesar-brie-in-120-chili-di-jazz/</link>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 07:48:55 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Gli spettacoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Ciccio Méndez non è mai esistito.  Nasce dalla cattiva abitudine di due amici robusti che ho perso di vista i quali, seduti ai miei fianchi in una classe del Colegio Nacional Sarmiento a Buenos Aires, mi facevano fare la parte del prosciutto nel panino, schiacciandomi in mezzo a loro.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox" href="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2707_cesarbrie.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-833" title="2707_cesarbrie" src="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2707_cesarbrie-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><strong><em>di e con Cesar Brie<br />
</em></strong>produzione: Cesar Brie – Arti e Spettacolo</p>
<p><em> </em></p>
<p>Ciccio Méndez vuole entrare ad una festa per vedere la sua innamorata (che non sa di esserlo). Decide così di fingersi contrabbassista del gruppo jazz che allieterà la serata.</p>
<p>Méndez non sa suonare il contrabbasso, ma con la sua voce da uomo delle caverne imita alla perfezione il suono delle corde.<br />
Dovrà  riuscire a sostituire il vero contrabbassista del gruppo e a nascondere a tutti la propria incapacità di suonare lo strumento.</p>
<p>Dietro questo racconto si celano tre amori.  L’amore non corrisposto per una donna per la quale si finirebbe all&#8217;inferno; l’amore per il jazz, che aiuta Ciccio Méndez a sopportare la sua immensa solitudine, e l’amore per il cibo, nel quale Ciccio trova brevi e appaganti rifugi e consolazioni.</p>
<p><em>Ciccio Méndez non è mai esistito.  Nasce dalla cattiva abitudine di due amici robusti che ho perso di vista i quali, seduti ai miei fianchi in una classe del Colegio Nacional Sarmiento a Buenos Aires, mi facevano fare la parte del prosciutto nel panino, schiacciandomi in mezzo a loro.</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Teatro Forsennato / Dario Aggioli in &#8220;Le voci di fuori&#8221;</title>
		<link>http://www.collinarea.it/index.php/teatro-forsennato-dario-aggioli-in-le-voci-di-fuori/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 23:11:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Gli spettacoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Aurelio Fuori (rappresentato in scena con un manichino) è un ventriloquo di successo che ha perso di vista i valori della vita. Ora gli rimangono solo i ricordi di un passato perduto, oggetti e pupazzi animati con un software che ne controlla voci, movimenti e luci, da un attore seminascosto. L’intento è quello di sovrapporre performer e tecnico: atto estetico, drammaturgico e di protesta al sistema produttivo attuale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox" href="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2807_levocidifuori.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-827" title="Teatro Forsennato / Dario Aggioli - Le voci di fuori" src="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2807_levocidifuori-300x199.jpg" alt="Teatro Forsennato / Dario Aggioli - Le voci di fuori" width="300" height="199" /></a></p>
<p><strong>Teatro Forsennato<br />
</strong>Le voci di Fuori</p>
<p><strong>SELEZIONE PREMIO SCENARIO 2009</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>con </strong>Dario Aggioli<br />
<strong>scenografie </strong>Sergio Lo Gatto e Dario Aggioli<br />
<strong>puppets </strong>Sergio Lo Gatto<br />
<strong>sound designer </strong>Lucio Leoni<br />
<strong>software audio e luci </strong>Francesco (Franz) Rosati<br />
<strong>foto di scena </strong>Jacopo Quaranta<br />
<strong>aiuto-regia </strong>Susan El Sawi</p>
<p><strong>ideato e diretto da </strong>Dario Aggioli</p>
<p>Aurelio Fuori (rappresentato in scena con un manichino) è un ventriloquo di successo che ha perso di vista i valori della vita. Ora gli rimangono solo i ricordi di un passato perduto, oggetti e pupazzi animati con un software che ne controlla voci, movimenti e luci, da un attore seminascosto. L’intento è quello di sovrapporre performer e tecnico: atto estetico, drammaturgico e di protesta al sistema produttivo attuale.</p>
<p><strong>SPETTACOLO VINCITORE DEL BANDO OFFX3<br />
</strong>In coproduzione con Spazio Off di Trento</p>
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		<title>Scenica Frammenti in “Fantasmi In Carne Ossa”</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 23:02:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[collinarea2011]]></category>
		<category><![CDATA[Gli spettacoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Fingiamo di essere una compagnia, la tragicomica Compagnia delle  Mummie. Questo ci permette di poterci muovere tra la gente senza  destare sospetti. Siamo in viaggio, cerchiamo di raggiungere il  Villaggio, luogo dei sogni, la zona franca dove si può trovare una  nuova vita o recuperarne una andata… Siamo arrabbiati, delusi, umiliati e mortificati; siamo ottimisti, rasserenati, nostalgici e sognatori.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a rel="lightbox" href="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/100_679.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-972" title="Fantasmi in Carne Ossa" src="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/100_679-300x199.jpg" alt="Fantasmi in Carne Ossa" width="300" height="199" /></a></em></p>
<p><strong>SCENICA FRAMMENTI e COMPAGNIA DELLE MUMMIE</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Fantasmi in carne ossa<br />
</strong>Con Walter Barone, Spencer Barone, Nicola Donalisio, Dimitri Galli Rohl e la Compagnia delle Mummie.</p>
<p>Pupazzi di Cesare Inzerillo<br />
Luci Michele Fiaschi<br />
Regia di Loris Seghizzi e Dimitri Galli Rohl</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Fingiamo di essere una compagnia, la tragicomica Compagnia delle Mummie. Questo ci permette di poterci muovere tra la gente senza destare sospetti. Siamo in viaggio, cerchiamo di raggiungere il Villaggio, luogo dei sogni, la zona franca dove si può trovare una nuova vita o recuperarne una andata… Siamo arrabbiati, delusi, umiliati e mortificati; siamo ottimisti, rasserenati, nostalgici e sognatori.</p>
<p>Siamo quelli che vivono nella  “zona di mezzo”, abbiamo un segreto da gestire e una storia personale che ci è sembrata tanto triste fino ad OGGI. Ma OGGI abbiamo capito di essere importanti. OGGI è il giorno in cui realizziamo un sogno; siamo felici perché OGGI sappiamo che il gesto di un uomo può cambiare il mondo, purché quell’uomo non sia il solo. OGGI sappiamo di non essere soli, quindi basta organizzarci…</p>
<p>Noi viviamo nel mondo della velocità, no perdi tempo, tutto e subito, lavoro, mediaset, “che fai” col Kappa e allora interfacciamoci, ti scannerizzo, il premier, un summit, oggi sono stand by, veramente over, dobbiamo ottimizzare, le cose vanno fatte in un determinato modo. E allora addormenteremo le persone alla sera, nel modo che preferiscono, e le sveglieremo al mattino, nel modo in cui vorrebbero. Come quando erano bambini… Perché l’uomo crescendo non rimane bimbo almeno nell’animo?</p>
<p><em>Tre in scena, in carne ossa, più sette mummie, forse più e forse meno, che di carne non ne hanno quasi più  (Compagnia delle Mummie) ma vivono proprio perché sono in scena; potere del teatro. Siamo nati rispettivamente nel 1956, nel 1961, nel 1974 e nel 1980. Generazioni a confronto difficilmente compatibili a causa dei tanti mutamenti avvenuti in questi decenni, anni della Repubblica, in cui il nostro paese ha visto la ricostruzione dopo la guerra, il boom industriale ed economico, il ’68, le brigate rosse… Quello che ci accomuna è un certo modo di vivere l’infanzia, crescere e socializzare, inserirsi. I nostri ricordi di infanzia si assomigliano, si, perché il modo di comunicare non passava attraverso un telefono cellulare piuttosto che un social network, non ce l’avevamo il computer e il telefonino. La televisione non era un monopolio di qualcuno e della tendenza tutta “culi, tette e non pensare…”.<br />
</em><em>Io sono nato nel 1974, giusto “al limite”; ereditario del mondo dei sognatori, i nostri genitori che questo mondo dovevano cambiarlo in meglio e invece sono stati protagonisti assenti di quegli anni dove tutto è stato deciso. In questo mondo di strumentalizzati, dobbiamo scavare e sudare come becchini per tirar fuori la vita sotterrata.<br />
</em><em>Loris Seghizzi</em></p>
<p><em>“Fantasmi in carne ed ossa” è una scrittura scenica per tre attori e sette mummie. Il testo, una commistione di ricordi e suggestioni infantili dei tre protagonisti – forse defunti, forse shakespeariani becchini -  s’incrocia aspramente con riflessioni amare che riguardano la vita quotidiana di tutti coloro che non sono ancora abbastanza morti per essere considerati mummie ma che si sentono troppo poco vivi per sentirsi in diritto di esser chiamati  “persone”. Questa dimensione di vita intermedia viene definita sperimentalmente, “mummismo”. Il mummismo diventa dunque posizione esistenziale fortunata, un punto di vista sospeso  che consente  un dialogo onesto con il proprio passato; se “sono sempre i migliori quelli che se ne vanno”, è di loro che possiamo provare a fidarci, perché  loro esistono nel limbo in cui ancora le mezze stagioni contano qualcosa.  Ascoltando le voci dei “quasi morti”  comprendiamo la complessità di uno scomodo presente,  destinato ad essere,  nostro malgrado, la pietra angolare per un futuro che appare sempre più privo di prospettive e di speranze. Le mummie create da Cesare sono il pretesto che innesca la metateatralità, ecco l’invenzione della Compagnia delle Mummie e il miraggio di una catartica tournè attraverso l’esistenza dell’essere umano. Le mummie, catalizzatori silenziosi, trasformano deliri e slogan televisivi in un requiem tragicomico che mira a far rivoltare le nostre coscienze in quella tomba d’indifferenza che i mezzi d’informazione scavano costantemente attorno a noi. Ce n’è e ce ne sarà per tutti, Mike Bongiorno compreso.<br />
</em><em>Allegria, gente: è arrivata la Compagnia delle Mummie!<br />
</em><em>Dimitri Galli Rohl</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Compagnia Delle Mummie nasce il 2 Novembre 1948 in un pomeriggio umido di un giorno tra la primavera e l’estate. Quel giorno caddero molte foglie.</p>
<p>&nbsp;</p>
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