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	<title>Collinarea Festival 2011 - Genius loci - le RiESISTENZE</title>
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	<description>Il sito ufficiale del Festival Collinarea</description>
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		<title>Poesia, arte o malattia? Bobo Rondelli incontra sette giovani poeti</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 15:56:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gli spettacoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo l’incontro con Franco Loi, continua il viaggio di esplorazione del cantautore livornese Bobo Rondelli nell’universo poetico contemporaneo. Questa volta sono sette giovani poeti a incrociare la malinconica ironia dell’istrionico musicista, per attraversare quella terra di confine che separa e unisce la musica e la poesia.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox" href="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2107_boborondelli.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-960" title="Bobo Rondelli" src="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2107_boborondelli-300x216.jpg" alt="Bobo Rondelli" width="300" height="216" /></a>Dopo l’incontro con Franco Loi, continua il viaggio di esplorazione del cantautore livornese Bobo Rondelli nell’universo poetico contemporaneo. Questa volta sono sette giovani poeti a incrociare la malinconica ironia dell’istrionico musicista, per attraversare quella terra di confine che separa e unisce la musica e la poesia.</p>
<p>“Essere poeta è portare la croce senza autorizzazione divina”, Bobo Rondelli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con<br />
Francesca Genti<br />
Azzurra d&#8217;Agostino<br />
Francesca Matteoni<br />
Simone Molinaroli<br />
Christian Sinicco<br />
Simone Nebbia<br />
Martino Baldi</p>
<p><strong>Christian Sinicco</strong>, nato nel 1975, poeta, si occupa di critica su Metabolgia e Mare del Poema, dove ospita testi, saggi, interviste e riflessioni sulla poesia contemporanea. E’ stato caporedattore di Fucine Mute Webmagazine &#8211; <a href="http://www.fucine.com">www.fucine.com</a>. E’ stato molto attivo nella promozione e diffusione della poesia sul collective multimedia blog di Absolute Poetry &#8211; www.absolutepoetry.org. Nel 1999 fonda, insieme ad altri poeti, l’Associazione “Gli Ammutinati”. Nel 2005 pubblica “passando per New York” (LietoColle) con prefazione di Cristina Benussi. Ha diretto a Trieste il festival Iperporti &#8211; www.iperporti.it. Ha vinto il Trieste International Poetry Slam. Come performer collabora con i Baby Gelido, fondendo parola, musica e teatro, muovendo gli automi della poesia sulla scena – drum machine e sintetizzatore, nella fine orchestrazione di Daniele Mastronuzzi, per esplorare i sensi dei testi; la chitarra di Stefano Mastronuzzi, per innestare il linguaggio su un fondo elettronico dai forti accenti rock; lo slap di Francesco Sinicco per dare tono; il sax esagerato di PCK.</p>
<p><strong>Azzurra D’Agostino</strong> ha pubblicato le raccolte poetiche <em>D’in nci’un là</em> (I Quaderni del Battello Ebbro, 2003), <em>Con ordine </em>(Lietocolle, 2005) e <em>D&#8217;aria sottile</em> (Transeuropa, 2011). Suoi racconti e interventi critici sono stati pubblicati su varie riviste e antologie (tra cui «Nuovi Argomenti» vol. 51 &#8211; Mondadori,<em> Almanacco dello specchio 2009</em> &#8211; Mondadori, <em>Bloggirls</em> &#8211; Mondadori, <em>Best off 2006</em> &#8211; minimum fax e <em>In un gorgo di fedeltà,</em> <em>interviste a venti poeti italiani</em> &#8211; Il ponte del sale). È giornalista pubblicista e scrive per il teatro.</p>
<p><strong>Simone Nebbia</strong>. (critico, scrittore) Nasce il 4 luglio del 1981 a Roma, in Italia. E’ uno scrittore che ha scelto la cronaca teatrale come modalità espressiva. Ha una formazione interamente letteraria; laureato in Letteratura contemporanea a La Sapienza di Roma, con una tesi sullo scrittore Paolo Volponi. Frequenta i teatri romani dal 2004, anno della prima formazione. Inizia a scrivere per la rivista on line <em>TeatroTeatro</em>, ed entra a far parte di diverse giurie, frequentando molti festival nazionali; dal 2009 è redattore di <em>Lettera22</em>, associazione internazionali di giornalisti indipendenti, collabora stabilmente da inizio 2010 con il periodico <em>Hystrio</em> di cui è corrispondente a Roma, co-dirige <em>Teatro&amp;Critica</em>, una webzine fondata nel 2009 e che gode di riconoscimento su territorio nazionale. Cura una rubrica settimanale di teatro su <em>Radio Onda Rossa</em>. Scrive di letteratura sulla rivista <em>Dedalus</em> nata nell’ambito di Pordenonelegge. Dal 2008, anno del suo nuovo corso, è consulente artistico per il Teatro Argot Studio di Roma e dal suo primo anno di attività si occupa assieme a Tiziano Panici del progetto di formazione <em>Argotmentando_nuovi linguaggi di scena</em>, un percorso semestrale per attori professionisti. Nel 2010 è stato scelto per il progetto <em>OctoberTest</em> dalla Biennale di Venezia, coordinato da Andrea Porcheddu, grazie al quale ha seguito da testimone critico uno dei laboratori dei maestri internazionali (Rodrigo Garcia), che gli ha permesso di ricevere un incarico redazionale per il Festival della Biennale di ottobre 2011. Sempre dal 2010 lavoro nella redazione del mensile enogastronomico <em>Cucina&amp;Vini</em>. È autore, regista e interprete dello spettacolo <em>Gesuino e la lotta di classe</em>.</p>
<p><strong>Francesca Genti</strong>. Nata a Torino nel 1975, vive a Milano. Ha pubblicato le raccolte di poesia Bimba Urbana (Mazzoli, Premio Delfini 2001), Il vero amore non ha le nocciole (Meridiano Zero, 2004) e Poesie d’amore per ragazze kamikaze (Purple Press, 2009), ed è stata tradotta in inglese, francese, spagnolo e arabo. In veste di narratrice ha partecipato a diverse antologie, firmando  il libro di racconti Il cuore delle stelle (Coniglio Editore, 2007) e il romanzo La Febbre (Castelvecchi, 2011). Suoi testi sono apparsi su «Nuovi Argomenti», «alfabeta2» e «Velvet».</p>
<p><strong>Martino</strong> <strong>Baldi</strong> vive e lavora come bibliotecario a Pistoia, dove è nato nel 1970. Laureato in letteratura italiana contemporanea all&#8217;Università di Firenze con una tesi su Goffredo Parise, è attivo in diversi settori dello spettacolo e della cultura. Come operatore culturale, ha ideato e organizzato eventi di poesia per il Comune di Pistoia, Comune e Università di Firenze e varie associazioni private. Ha lavorato a lungo come giornalista televisivo per diverse emittenti TV toscane. In teatro ha collaborato con la regista Cristina Pezzoli, come assistente alla drammaturgia e alla regia, e con il coreografo Roberto Castello. Suoi testi poetici, narrativi e di critica letteraria e cinematografica sono stati pubblicati o segnalati su volumi, antologie, quotidiani e riviste in Italia e all&#8217;estero. La sua attenzione critica si è concentrata soprattutto sui poeti della generazione nata negli anni Settanta. Il suo primo, e per ora unico, volume personale di poesie, <em>Capitoli della commedia</em>, è uscito nel 2005 per le edizioni della rivista «Atelier». Del 2008 è la sua traduzione dal portoghese del libro <em>La metamorfosi delle piante dei piedi</em> di Catarina Nunes de Almeida (ed. Lietocolle).</p>
<p><strong>Simone Molinaroli</strong> è nato in Svizzera nel 1970. Scrittore, editore, performer, organizzatore di eventi, cuoco, molti altri lavori, presidente dell’Associazione Ass Cult Press (www.asscultpress.com), progetto di cui è stato fondatore. Molte esibizioni dal vivo con ogni tipo di formazione. Dal 2002, insieme a David Napolitano e Jacopo Andreini, nel reading itinerante “Enduring Poetry” con cui è stato un po’ ovunque.</p>
<p>Collaborazioni musicali: i CULO NEGRO per cui è diventato un batterista, i ROLLERCOASTER con cui si è esibito dal vivo , i DUBITAL che hanno utilizzato un brano del suo libro “Sottoclou” per il testo di una canzone del loro album “Conversations”, i BAVA, che hanno musicato una poesia dalla sua raccolta “Il Crollo degli Addendi” nel loro album “L’Ostile di Vita”, ÈOS- Laboratorio Musicale Aperto, nel cui album “May the days be aimless” figura un suo spoken di “Introduzione al Crollo degli Addendi”.<br />
Attualmente collabora con Alessio Chiappelli dei S.U.S. Con Lorenzo Giuggioli (Dizlexiqa) ha curato l’antologia di poesia contemporanea “Conatus” edita dall’Editore Coniglio. Detesta la maleducazione, il sarcasmo e la prepotenza. Tutte cose per cui reintrodurrebbe le pene corporali. Inoltre, tutti quelli che scrivono i libri solamente per farli leggere ai critici, agli altri scrittori e che lottano contro l’establishment culturale soltanto perché non ne fanno parte e segretamente pianificano la creazione di nuovi establishment più cupi.</p>
<p>Ama tutti quelli che fanno le cose con passione, dedizione e consapevolezza.</p>
<p>Le sue pubblicazioni principali:</p>
<p>Cani al Guinzaglio nel Ventre della Balena (Fara Editore, 2008), Il Crollo degli<br />
Addendi (Ass Cult Press/Dizlexiqa, 2006), AA.VV. CONATUS!<br />
Antologia di poesia contemporanea (Coniglio, 2005), AA. VV.<br />
Nella Borsa del Viandante (Fara Editore, 2009)</p>
<p>Libri pubblicati:</p>
<p>* Cani al guinzaglio nel ventre della balena (1997, Ass<br />
Cult Press)<br />
* Estate Indistruttibile (1998, Ass Cult Press)<br />
* Sottoclou (1999, Ass Cult Press)<br />
* Neurovegetazione (2001, Ass Cult Press)<br />
* Il Crollo degli Addendi (2006, Ass Cult Press/Dizlexiqa)<br />
* Cani al Guinzaglio nel Ventre della Balena (2008, Fara Editore)</p>
<p>Partecipazioni:</p>
<p>* AA.VV. – Alice sulle labbra cadute (1992, Ed. Pantagruel Pistoia)<br />
* AA.VV. – Sintomi (1995, a cura degli studenti della facoltà di filosofia di Firenze)<br />
* AA.VV. – Driblar Iludir (1996, Ass Cult Press )<br />
* (con Jacopo Andreini) – Trentennale dell’estate dell’odio (1998, Ass Cult Press)<br />
* AA.VV. – La Grande Offensiva d’Avtvnno (1999, Ass Cult Press)<br />
* (con Marco Guardincerri) Kinky Afro (2003, Ed. Settegiorni)<br />
* AA.VV – CONATUS! Antologia di poesia contemporanea (2005, Coniglio)<br />
* AA. VV. – Nella Borsa del Viandante (2009, Fara Editore)<br />
* AA.VV. – Pro-Testo (2009, Fara Editore)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Francesca</strong> <strong>Matteoni</strong>. Sono nata il 25 gennaio 1975. Mi sono laureata a Firenze con una tesi in Storia delle Religioni su esoterismo e mitologia celtica nell’opera poetica di William Butler Yeats ed ho recentemente terminato un dottorato di ricerca in storia moderna presso l’Università dell’Hertfordshire in Inghilterra, esplorando le credenze relative al sangue in Europa nell’epoca dei processi per stregoneria. Ho lavorato per anni con i bambini, insegnando pattinaggio, nei centri estivi e con ragazzi disabili. Ho insegnato corsi di storia moderna in università inglesi, corsi di italiano e inglese in Italia e in Inghilterra. Ho pubblicato questi libri di poesia: <em>Artico </em>(Crocetti, 2005) e <em>Appunti dal parco </em>(Wizarts, 2008), alcune plaquette artistiche, la silloge <em>Higgiugiuk la lappone </em>nel X Quaderno italiano di poesia contemporanea (2010) edito da Marcos y Marcos, con prefazione di Fabio Pusterla e <em>Tam Lin e altre poesie </em>nella collana Inaudita di Transeuropa (settembre, 2010), con un CD di Nada Malanima. Partecipo a festival e iniziative di ambito nazionale, tra cui l’ultima edizione di Romapoesia, sia per la poesia che per la fiaba. Sono nella redazione del blog letterario Nazione Indiana (www.nazioneindiana.com), e mi occupo della rubrica di scrittura della rivista romana Metromorfosi. Mi interesso di molte cose tra cui le fiabe popolari, sciamanesimo artico-siberiano, storie e tradizioni sugli animali e tutto quello che è nord.</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
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		<title>Fulvio Cauteruccio/Compagnia Krypton in &#8220;Terroni d&#8217;Italia&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 15:49:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gli spettacoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Terroni d’Italia ha come tema portante l’emigrazione dal sud rappresentata come una delle più amare conseguenze dell’unificazione nazionale e delle scelte  di politica estera del Conte di Cavour]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox" href="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2107_terroni_cauteruccio.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-956" title="Krypton- Terroni d'Italia" src="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2107_terroni_cauteruccio-300x211.jpg" alt="Krypton- Terroni d'Italia" width="300" height="211" /></a><strong><em>Terroni d’Italia<br />
</em></strong>di <strong>Fulvio Cauteruccio</strong> e <strong>Giuseppe Mazza</strong></p>
<p>collaborazione drammaturgica <strong>Giacomo Fanfani</strong></p>
<p>regia <strong>Fulvio Cauteruccio</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>in collaborazione con<br />
<strong>Festival delle Colline Torinesi<br />
</strong><strong>Ente Cassa di Risparmio di Firenze</strong></p>
<p>si ringrazia il <strong>Comune di Seravezza</strong> e la <strong>Fondazione</strong> <strong>Terre Medicee</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><em>Terroni d’Italia</em> ha come tema portante l’emigrazione dal sud rappresentata come una delle più amare conseguenze dell’unificazione nazionale e delle scelte  di politica estera del Conte di Cavour, le cui mosse diplomatiche Dostoevskij criticò aspramente nel diario del suo viaggio in Italia del 1870, rintracciando in esse la causa della <em>“creazione di un regno di secondo ordine”</em>.</p>
<p>Studi sui carteggi di Cavour suggeriscono di quegli eventi una nuova lettura e restituiscono dignità a una popolazione e ad una terra economicamente forte – nel 1856 all’expo di Parigi il Regno borbonico fu premiato come terzo stato più avanzato d’Europa -  che venne insanguinata e saccheggiata in nome dell’unità.</p>
<p><em>Terroni d’Italia</em> è un lavoro<em> </em>che, pur <em> </em>non mettendo in discussione il valore inestimabile dell’unificazione, diventa un inno e un omaggio a quelle popolazioni che hanno grandemente contribuito alla creazione dello Stato ma che a tutt’oggi sono considerate di serie B.</p>
<p><em>Terroni d’Italia</em> descrive le peripezie di Pippo,  dal dopoguerra ai difficili anni ’70, attraverso il racconto di storie vere e del sogno di un uomo costretto ad emigrare dalla Sicilia, con il desiderio inappagato di fare l’attore.</p>
<p>Uno spettacolo che diverte e insieme fa riflettere sugli eventi che 150 anni fa diedero origine all’Italia dei Savoia e su tutto ciò che ne è conseguito.</p>
<p>Oggi il Principe Emanuele Filiberto di Savoia canta sul palcoscenico di Sanremo e Pippo canta ancora su un treno di emigranti…</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Claudio Morganti in &#8220;Lectura Dantis&#8221;</title>
		<link>http://www.collinarea.it/index.php/claudio-morganti-in-lectura-dantis/</link>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 15:41:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gli spettacoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Per me si va. Per me si sa. Per me si è. Si tratta di un viaggio all'inferno. Quello di Dante, quello dove ancora si parla, ancora si vede, si incontrano persone.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox" href="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/Schermata-2011-06-25-a-17.40.34.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-950" title="Claudio Morganti in Lectura Dantis" src="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/Schermata-2011-06-25-a-17.40.34-300x186.png" alt="Claudio Morganti in Lectura Dantis" width="300" height="186" /></a><br />
<strong>LECTURA DANTIS</strong><br />
(caduta dentro i canti  III, V,  XIII,  XVII,  XXXIII dell’inferno)</p>
<p>Per me si va.<br />
Per me si sa.<br />
Per me si è.<br />
Si tratta di un viaggio all&#8217;inferno.<br />
Quello di Dante, quello dove ancora si parla, ancora si vede, si incontrano persone.<br />
Ben altro inferno coviamo, ma breve, perché dopo di questo sarà l&#8217;inferno del nulla, della negazione di tutto.<br />
Il NO regna. Niente vedere, toccare, sentire. Niente sensi e forse anche niente senso.<br />
Ma cos&#8217;è l&#8217;unità, la coerenza stilistica di fronte al salto in un pozzo senza fine?<br />
L&#8217;assurdo della coerenza formale, della bella figura, della rettitudine del “tutto d&#8217;un pezzo” di fronte alla precipitazione nella morte?<br />
Colei di fronte alla quale tutto cade e si torna ad esser veri.<br />
Si è vivi e veri solo nella caduta finale. E&#8217; davvero un inferno.<br />
Dunque, nel leggere versi, la forma sonora ingabbiata dal corpo trova il suo farsi lì per lì, un farsi incoerente, tradente, autonomo, vivo e forse vero.<br />
Perchè questa mente logica.dovrà pur lasciarlo questo corpo.<br />
Questa mente deve farsi anch&#8217;essa finale. Final-mente.</p>
<p>Ho scelto di aderire nel modo più testardo (e dunque terreno) possibile al precetto Eduardiano secondo il quale : “Chi cerca lo stile trova la morte, chi cerca la vita trova lo stile”.</p>
<p>Ma nella trans-esistenza della scena lo stile è anche forma.</p>
<p>Formalmente questa lettura, è un inferno pop, con intendimenti e guizzi rock, cosparsa di suoni a tratti molto glam, ma niente affatto cool.</p>
<p>Adieu.</p>
<p><strong>Video tratto da www.e-theatre.it</strong></p>
<p><a href="http://www.collinarea.it/index.php/claudio-morganti-in-lectura-dantis/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
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		</item>
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		<title>Deficit di Democrazia</title>
		<link>http://www.collinarea.it/index.php/deficit-di-democrazia-incontro-con-christian-raimo-e-graziano-graziani/</link>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 15:34:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Incontri]]></category>

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		<description><![CDATA[Incontro con Christian Raimo e Graziano Graziani]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Graziano Graziani incontra Christian Raimo</strong></p>
<p>In ascolto degli accadimenti del Teatro Valle, occupato da artisti e da operatori dal 14 giugno scorso, Graziano Graziani terrà un incontro con<strong> Christian Raimo </strong> dal titolo <strong><em>Deficit di Democrazia</em></strong><strong>,</strong> riflessioni nate in seno all&#8217;occupazione del  Valle: con il termine &#8220;Deficit di democrazia&#8221;  Raimo intende ciò che sta rendendo nullo, per sfiducia e incompetenza, l’istituto della rappresentanza: l’ingessamento del paese a causa delle lobbies presenti sia nel settore pubblico che nel privato, il clientelismo; la rottura del patto sociale, la sottovalutazione della formazione e della cultura&#8230; “</p>
<p><strong>Christian Raimo</strong> (1975) è nato e cresciuto e vive a Roma. Ha studiato filosofia con Marco Maria Olivetti. Ha partecipato a diverse (meteoriche ma fondamentali) riviste letterarie romane: <em>Liberatura</em>, <em>Elliot-narrazioni</em>, <em>Accattone &#8211; Cronache romane</em>, <em>Il maleppeggio &#8211; Storie di lavori</em>. Ha tradotto per minimum fax Charles Bukowski e David Foster Wallace, e per Fandango il romanzo in versi di Vikram Seth <em>The golden gate</em>, insieme a Luca Dresda e Veronica Raimo. Ha pubblicato per minimum fax due raccolte di racconti: la prima, <em>Latte</em>, nel 2001, la seconda, <em>Dov&#8217;eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro?</em>, nel 2004. Con Nicola Lagioia ha curato, sempre per minimum fax, l&#8217;antologia <em>La qualità dell&#8217;aria</em>. E insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo &#8211; sotto lo pseudonimo collettivo di Babette Factory &#8211; ha pubblicato il romanzo <em>2005 dopo Cristo</em> (Einaudi, 2005).</p>
<p>Ha scritto il libro per bambini <em>La solita storia di animali?</em>, illustrato dal collettivo Serpe in seno, edito da Mup nel 2006.<br />
Attualmente è consulente per le collane Nichel e Indi di minimum fax. È un collaboratore stabile del <em>Manifesto, </em>del<em> Sole 24 Ore </em>e di<em> Rolling Stone</em>.</p>
<p><strong>Graziano</strong> <strong>Graziani</strong> collabora con il settimanale Carta dal 2003 (è stato redattore e caposervizio alla cultura fino al 2008). Attualmente scrive per il <em>Paese</em> <em>Sera</em>, è corrispondente dall’Italia per la testata brasiliana <em>Opera Mundi</em> e collabora con varie testate. Dal 2007 al 2009 è stato redattore del settimanale on line <em>La Differenza</em>. Si occupa principalmente di teatro, musica e letteratura. Suoi articoli sono apparsi sui quotiani <em>il manifesto</em> e <em>Liberazione</em>, sui mensili <em>Diario, Frigidaire</em> e <em>Lo Straniero</em>, su <em>Lettera22</em>, <em>Altrevelocità</em> e su varie altre riviste. Ha lavorato come autore e speaker a Radio3 Rai per la trasmissione «Qui comincia» di Chiara Galli.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Dimitri Galli Rohl in &#8220;Uomo schifoso n.1&#8243;</title>
		<link>http://www.collinarea.it/index.php/dimitri-galli-rohl-in-uomo-schifoso-n-1/</link>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 15:32:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gli spettacoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Uomo schifoso n°1 è la voce di una generazione che non ha padri da vendicare né da uccidere, la voce di una generazione allevata da madri divenute proprietarie del proprio utero ma che purtroppo si sono innamorate dei figli che hanno partorito. L’incesto edipico si ripropone al contrario, mentre i padri – pieni di vergogna – abbandonano la scena in punta di piedi senza dare spiegazioni. Formidabili, davvero.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox" href="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2207_uomoschifoso3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-969" title="Dimitri Galli Rohl - Uomo Schifoso n.1" src="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2207_uomoschifoso3-300x168.jpg" alt="Dimitri Galli Rohl - Uomo Schifoso n.1" width="300" height="168" /></a>(prima nazionale)</p>
<p>con Dimitri Galli Rohl<br />
regia di Dimitri Galli Rohl e Loris Seghizzi</p>
<p><em>Uomo schifoso n°1</em> è la voce di una generazione che non ha padri da vendicare né da uccidere, la voce di una generazione allevata da madri divenute proprietarie del proprio utero ma che purtroppo si sono innamorate dei figli che hanno partorito. L’incesto edipico si ripropone al contrario, mentre i padri – pieni di vergogna – abbandonano la scena in punta di piedi senza dare spiegazioni. Formidabili, davvero.</p>
<p><em>“Se qualcuno chiede perché siamo morti, rispondetegli perché i nostri padri ci hanno tradito”<br />
</em>R. Kipling</p>
<p>Con queste parole Joseph Rudyard Kipling cercava di dare un senso alla carneficina con cui iniziò il novecento. Durante il primo conflitto mondiale un’intera generazione venne sacrificata da quei padri che tentavano di spartirsi il pianeta, figli mandati a morire nelle trincee in nome di qualcosa di cui sapevano poco o niente. Vent’anni dopo la storia si ripete ma con una particolarità grottesca: i figli di quei figli sopravvissuti vengono preparati ad un nuovo sacrificio attraverso una propaganda che penetra le mura domestiche sostituendosi a quel microcosmo più o meno sensato che definiamo <em>famiglia.</em> Il concetto che passava in quel periodo era piuttosto chiaro: i padri – traditi quando erano figli –  andavano vendicati. Ma la vendetta di un altro vale poco, soprattutto perché a farne le spese difficilmente sono coloro che hanno innescato il meccanismo prevaricatore originale; così vendetta chiama vendetta in un crescendo di risentimento spettacolare. Bombe atomiche, olocausti, muri che dividono il mondo a metà, quiz televisivi e chi più ne ha più ne metta. Poi arrivano i figli dei figli sopravvissuti e invece che di vendetta si comincia a parlare di <em>riscatto</em> <em>sociale</em>. Si raccolgono i cocci dell’occidente mentre vincitori e i vinti si leccano le reciproche ferite. Di farne un’altra, di guerra, se ne parla soltanto. Arrivano quegli anni che Mario Capanna e anche Oreste – mio padre – definiscono <em>formidabili</em>. Sembra che tutto sia compiuto, l’umanità ha capito dove ha sbagliato e la vendetta sembra essere un concetto passato di moda. La televisione tranquillizza un po’ tutti, la conquista della luna ci fa dimenticare la sporcizia nascosta sotto il tappeto. Poi arriviamo noi, figli di quei padri formidabili che hanno – ad un certo punto – barattato la vendetta con il benessere borghese, convinti che la staffetta virtuosa sarebbe potuta continuare per inerzia. Si era già fatto così tanto, dopotutto.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Egumteatro e Gogmagog / Tommaso Taddei in &#8220;Quanto mi piace uccidere&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 15:19:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gli spettacoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Tommaso Taddei è un promettente politico di 30 anni appena eletto dai suoi concittadini. Amante di emozioni forti, ha fondato la sua lista civica a poche settimane dalle ultime elezioni battendo con grande disinvoltura i suoi avversari.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>EGUMTEATRO &#8211; GOGMAGOG</p>
<p><strong><a rel="lightbox" href="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2207_tommasotaddei.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-941" title="Tommaso Taddei in Quanto mi piace uccidere" src="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2207_tommasotaddei-300x199.jpg" alt="Tommaso Taddei in Quanto mi piace uccidere" width="300" height="199" /></a>Quanto mi piace uccidere…</strong><br />
(storia di un politico toscano)</p>
<p>Tommaso Taddei è un promettente politico di 30 anni appena eletto dai suoi concittadini. Amante di emozioni forti, ha fondato la sua lista civica a poche settimane dalle ultime elezioni battendo con grande disinvoltura i suoi avversari.<br />
Dopo gli ex animatori di crociere, imprenditori, magistrati, avvocati, soubrette e comici, ecco quel che mancava: L’onorevole Tommaso Taddei.</p>
<p>Simbolo della nuova politica italiana che ama tanto la vita quanto la morte (degli altri).</p>
<p><em>Quanto mi piace uccidere…</em><br />
<em> (Storia di un politico Toscano)</em></p>
<p><em>con Tommaso Taddei</em><br />
testo e regia di Annalisa Bianco e Virginio Liberti<br />
produzione  Egumteatro, Gogmagog<br />
e Festival “Metamorfosi” della Città del Teatro di Cascina<br />
Spettacolo sostenuto da Regione Toscana – Sistema Regionale dello Spettacolo</p>
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		<title>Roberto Abbiati in &#8220;Riccardo infermo, il mio regno per un pappagallo&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 15:09:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gli spettacoli]]></category>

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		<description><![CDATA[“Il mio regno per una pappagallo” mischia brandelli shakesperiani alla storia quotidiana e ospedaliera di un attore/clown, con le sue paure e i suoi incontri, quelli veri, con le persone, con la malattia, con chi ieri c’era e stamani al risveglio non c’è più.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox" href="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2207_abbiati-1435-foto-lucia-baldini.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-936" title="2207_abbiati 1435 foto lucia baldini" src="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2207_abbiati-1435-foto-lucia-baldini-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a><strong>Nello spettacolo </strong><strong>Roberto Abbiati </strong>, clown milanese, reinterpreta le gesta del più sanguinario degli eroi shakespeariani, Riccardo di Gloucester, saltando da Londra alla Brianza, dall’inglese al dialetto delle campagne lombarde, “Il mio regno per una pappagallo” mischia brandelli shakesperiani alla storia quotidiana e ospedaliera di un attore/clown, con le sue paure e i suoi incontri, quelli veri, con le persone, con la malattia, con chi ieri c’era e stamani al risveglio non c’è più.</p>
<p>Un lungo sogno, un po’ buffo ed un po’ malinconico. “E’ impossibile costruire un discorso sensato intorno a questo Riccardo III, forse non si riesce neanche a capire la trama, forse non si comprendono neanche le parole, e anche il corpo spesso si rifiuta di raccontare e si accartoccia, da queste storture salta fuori il personaggio più vero quello con l’esigenza di raccontare, di vivere, di non morire. E’ disastroso e sozzo di sangue, eppure gioca come un bambino. O forse i bambini giocano come lui.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Quotidiana.com in &#8220;Grattati e vinci&#8221; (primo studio/anteprima nazionale)</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 15:03:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gli spettacoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Grattati e vinci è l’atto del creare in una condizione di totale impotenza. Impotenza come identificazione in un’alterità, percezione della sua stasi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox" href="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/foto-9-copia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-932" title="Quotidiana.com" src="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/foto-9-copia-300x225.jpg" alt="Quotidiana.com" width="300" height="225" /></a><strong>Grattati e vinci &#8211; primo studio</strong><br />
<em>(Terzo episodio della Trilogia dell’inesistente &#8211; esercizi di condizione umana)</em></p>
<p>Da questo stato di inettitudine si rivela una lenta ma progressiva crescita che ritrova attraverso il dialogo la possibilità del pensiero, e la produzione di scenari che fendono un reale illusoriamente monolitico, sovvertendo dogmi indifendibili il cui corpo si riduce a frammenti di incongruità e contraffazione.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Massimiliano Civica in &#8220;Il bandolo della matassa&#8221; (spettacolo laboratorio)</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 14:56:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gli spettacoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Una serata con bicchieri di vino, una lavagna magica e alcune delle poesie più belle della letteratura italiana. Il regista Massimiliano Civica, con la collaborazione degli spettatori, smonterà e leggerà alcune poesie di Pascoli, Metastasio, Leopardi, Poliziano, dei Cantari Toscani e di svariati “poeti minori”]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="lightbox" href="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/Massimiliano-Civica_Sogno_-2010-2011-1024x687.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-779" title="Massimiliano-Civica_Sogno workshop a Lari" src="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/Massimiliano-Civica_Sogno_-2010-2011-1024x687-500x335.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a>IL BANDOLO DELLA MATASSA<br />
</strong>Lezione-spettacolo sui versi italiani</p>
<p>Una serata con bicchieri di vino, una lavagna magica e alcune delle poesie più belle della letteratura italiana. Il regista Massimiliano Civica, con la collaborazione degli spettatori, smonterà e leggerà alcune poesie di Pascoli, Metastasio, Leopardi, Poliziano, dei Cantari Toscani e di svariati “poeti minori”. Con la voglia di giocare a capire come funziona la metrica italiana, non da accademici, ma da apprendisti artigiani, che smontano un armadio per scoprire come è stato costruito così bene.</p>
<p>Scheda laboratorio: <a rel="bookmark" href="http://www.collinarea.it/index.php/il-mestiere-dellattore-liberta-in-prigione-dire-i-versi-massimiliano-civica/">Il Mestiere dell’attore. Libertà in prigione: dire i versi (con Massimiliano Civica)</a></p>
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		<title>Oscar De Summa in &#8220;Straniera&#8221;</title>
		<link>http://www.collinarea.it/index.php/oscar-de-summa-e-armando-iovino-in-straniera/</link>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 14:50:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gli spettacoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo spettacolo è una prima indagine intorno alla necessità della violenza in quanto aspetto non secondario dell’animo umano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox" href="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2307_oscardesumma.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-919" title="Oscar De Summa" src="http://www.collinarea.it/wp-content/uploads/2011/06/2307_oscardesumma-199x300.jpg" alt="Oscar De Summa" width="199" height="300" /></a><strong>Straniera</strong><br />
<strong>( appunti per una Medea)</strong></p>
<p><strong>di Oscar De Summa</strong></p>
<p>con Oscar De Summa</p>
<p>Lo spettacolo è una prima indagine intorno alla necessità della violenza in quanto aspetto non secondario dell’animo umano. La sua espressione quando è canalizzata funge da transfert collettivo che, a spese della vittima, risana le tensioni in seno alla collettività. Se lasciato a se stesso trabocca inaspettatamente in aspetti imprevedibili.</p>
<p>Ne risulta dunque una prima necessaria inevitabile operazione per la canalizzazione della violenza ovvero designare la vittima, il capro espiatorio. Esso deve rispondere ad alcune caratteristiche precise per poter fungere da valvola di sfogo per la comunità: deve essere un somigliante ma diverso. La prima condizione è dunque la disapparteneza alla comunità. Questa diversità nella somiglianza può essere stabilita in base a un qualunque comune denominatore. È sufficiente una qualunque valorizzazione di un qualunque aspetto condiviso per creare immediatamente un senso di appartenenza con i somiglianti ed una immediata esclusione di tutti gli altri. È il principio di esclusione di ogni forma di razzismo. Questa semplice operazione produce immediatamente un diverso, uno straniero, una vittima sacrificabile perché non appartenente alla società. E così è per Medea. Lei è straniera in terra straniera e incarna alla perfezione le caratteristiche della vittima sacrificale. Per lo stesso motivo sarà un uomo a interpretare questa parte, per marcare una diversità che immediatamente è significante. Designare una vittima fuori dalla comunità ha un significato di natura anche pratica se pur nascosto: la vittima non deve essere in grado di praticare alcuna forma di vendetta contro la comunità, non deve essere nelle condizione di dare avvio ad una spirale di sangue.</p>
<p>L’avvio del progetto è indicato nei numerosi fatti di cronaca raccolti nel tempo e il desiderio è quello di indagare le ragioni di questo sconcerto sociale che rompe uno dei più solidi tabù della nostra società: le gesta di una madre che ammazza i propri bambini. Per non banalizzare l’indagine ci affidiamo al mito che, come ogni simbolo, porta in se significati inspiegabili alla logica, stratificazioni di concetti che si perdono nel tempo e nell’uomo. Indagheremo tre momenti particolari del mito di Medea:</p>
<ul>
<li>la rivelazione della condizione di vittima sacrificale</li>
<li>la riflessione sul proprio destino</li>
<li>la decisione di diventare carnefice</li>
</ul>
<p><em>Lo spazio</em></p>
<p>Traccio un quadrato per terra. Questo semplice atto definisce immediatamente tre qualità dello spazio che mi incarico di indagare.</p>
<p>Il primo è lo spazio “ordinario”, quello proprio dello spettatore che contiene in se tutto l’ordinario e il presunto “reale”.</p>
<p>Il secondo spazio è quello che si individua tra lo spazio propriamente scenico ma non ancora dentro il quadrato. Definisco questo come lo spazio della “connessione”. È lo spazio di tutti i mediatori della conoscenza, quello dell’annuncio, della devozione e presuppone un alto grado di responsabilità e di onestà, nelle forme riconoscibili. Nello spazio di “connessione” la guida indica le tappe del cammino, è l’angelo annunciatore che indica ciò che sarà, il sacerdote che detiene il simbolo, il conoscitore non della parte apparente del simbolo ma di quella misterica, l’interpretabile. Questo nuovo sacerdote, che nel reale possiamo riconoscere in molteplici figure, non è più investito del ruolo in base al talento personale ma si avvale di tecniche della comunicazione che sfruttano la fisiologia del cervello per disarcionare il potere critico dello spettatore-cliente, o come in questo caso, passeggero del viaggio che con lo spettacolo proponiamo. È in questa intercapedine di senso che vi sono i comandi per azionare “le diavolerie” necessarie a rendere possibile l’ipnosi dell’uditorio: qui si aziona la musica, la luce ecc. tutto è a vista eppure il nostro uditore può arrivare a credere, se ben guidato, che la musica e la luce sono propri di questa realtà.</p>
<p>Arriviamo infine allo spazio straordinario: è lo spazio proprio del teatro, dove tutto è possibile, dove il tempo, il corpo e la materia tutta hanno altre regole. Per sua struttura interna dunque lo spazio è “straordinario”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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