23 luglio 2011, ore 23.15
Teatro di Lari | 8 euro
Straniera
( appunti per una Medea)
di Oscar De Summa
con Oscar De Summa
Lo spettacolo è una prima indagine intorno alla necessità della violenza in quanto aspetto non secondario dell’animo umano. La sua espressione quando è canalizzata funge da transfert collettivo che, a spese della vittima, risana le tensioni in seno alla collettività. Se lasciato a se stesso trabocca inaspettatamente in aspetti imprevedibili.
Ne risulta dunque una prima necessaria inevitabile operazione per la canalizzazione della violenza ovvero designare la vittima, il capro espiatorio. Esso deve rispondere ad alcune caratteristiche precise per poter fungere da valvola di sfogo per la comunità: deve essere un somigliante ma diverso. La prima condizione è dunque la disapparteneza alla comunità. Questa diversità nella somiglianza può essere stabilita in base a un qualunque comune denominatore. È sufficiente una qualunque valorizzazione di un qualunque aspetto condiviso per creare immediatamente un senso di appartenenza con i somiglianti ed una immediata esclusione di tutti gli altri. È il principio di esclusione di ogni forma di razzismo. Questa semplice operazione produce immediatamente un diverso, uno straniero, una vittima sacrificabile perché non appartenente alla società. E così è per Medea. Lei è straniera in terra straniera e incarna alla perfezione le caratteristiche della vittima sacrificale. Per lo stesso motivo sarà un uomo a interpretare questa parte, per marcare una diversità che immediatamente è significante. Designare una vittima fuori dalla comunità ha un significato di natura anche pratica se pur nascosto: la vittima non deve essere in grado di praticare alcuna forma di vendetta contro la comunità, non deve essere nelle condizione di dare avvio ad una spirale di sangue.
L’avvio del progetto è indicato nei numerosi fatti di cronaca raccolti nel tempo e il desiderio è quello di indagare le ragioni di questo sconcerto sociale che rompe uno dei più solidi tabù della nostra società: le gesta di una madre che ammazza i propri bambini. Per non banalizzare l’indagine ci affidiamo al mito che, come ogni simbolo, porta in se significati inspiegabili alla logica, stratificazioni di concetti che si perdono nel tempo e nell’uomo. Indagheremo tre momenti particolari del mito di Medea:
- la rivelazione della condizione di vittima sacrificale
- la riflessione sul proprio destino
- la decisione di diventare carnefice
Lo spazio
Traccio un quadrato per terra. Questo semplice atto definisce immediatamente tre qualità dello spazio che mi incarico di indagare.
Il primo è lo spazio “ordinario”, quello proprio dello spettatore che contiene in se tutto l’ordinario e il presunto “reale”.
Il secondo spazio è quello che si individua tra lo spazio propriamente scenico ma non ancora dentro il quadrato. Definisco questo come lo spazio della “connessione”. È lo spazio di tutti i mediatori della conoscenza, quello dell’annuncio, della devozione e presuppone un alto grado di responsabilità e di onestà, nelle forme riconoscibili. Nello spazio di “connessione” la guida indica le tappe del cammino, è l’angelo annunciatore che indica ciò che sarà, il sacerdote che detiene il simbolo, il conoscitore non della parte apparente del simbolo ma di quella misterica, l’interpretabile. Questo nuovo sacerdote, che nel reale possiamo riconoscere in molteplici figure, non è più investito del ruolo in base al talento personale ma si avvale di tecniche della comunicazione che sfruttano la fisiologia del cervello per disarcionare il potere critico dello spettatore-cliente, o come in questo caso, passeggero del viaggio che con lo spettacolo proponiamo. È in questa intercapedine di senso che vi sono i comandi per azionare “le diavolerie” necessarie a rendere possibile l’ipnosi dell’uditorio: qui si aziona la musica, la luce ecc. tutto è a vista eppure il nostro uditore può arrivare a credere, se ben guidato, che la musica e la luce sono propri di questa realtà.
Arriviamo infine allo spazio straordinario: è lo spazio proprio del teatro, dove tutto è possibile, dove il tempo, il corpo e la materia tutta hanno altre regole. Per sua struttura interna dunque lo spazio è “straordinario”.
