Scenica Frammenti in “Fantasmi in Carne Ossa” – Replica

Fantasmi In Carne Ossa

SCENICA FRAMMENTI e COMPAGNIA DELLE MUMMIE

Fantasmi in carne ossa
Con Walter Barone, Spencer Barone, Nicola Donalisio, Dimitri Galli Rohl e la Compagnia delle Mummie.

Pupazzi di Cesare Inzerillo
Luci Michele Fiaschi
Regia di Loris Seghizzi e Dimitri Galli Rohl

Fingiamo di essere una compagnia, la tragicomica Compagnia delle Mummie. Questo ci permette di poterci muovere tra la gente senza destare sospetti. Siamo in viaggio, cerchiamo di raggiungere il Villaggio, luogo dei sogni, la zona franca dove si può trovare una nuova vita o recuperarne una andata… Siamo arrabbiati, delusi, umiliati e mortificati; siamo ottimisti, rasserenati, nostalgici e sognatori.

Siamo quelli che vivono nella  “zona di mezzo”, abbiamo un segreto da gestire e una storia personale che ci è sembrata tanto triste fino ad OGGI. Ma OGGI abbiamo capito di essere importanti. OGGI è il giorno in cui realizziamo un sogno; siamo felici perché OGGI sappiamo che il gesto di un uomo può cambiare il mondo, purché quell’uomo non sia il solo. OGGI sappiamo di non essere soli, quindi basta organizzarci…

Noi viviamo nel mondo della velocità, no perdi tempo, tutto e subito, lavoro, mediaset, “che fai” col Kappa e allora interfacciamoci, ti scannerizzo, il premier, un summit, oggi sono stand by, veramente over, dobbiamo ottimizzare, le cose vanno fatte in un determinato modo. E allora addormenteremo le persone alla sera, nel modo che preferiscono, e le sveglieremo al mattino, nel modo in cui vorrebbero. Come quando erano bambini… Perché l’uomo crescendo non rimane bimbo almeno nell’animo?

Tre in scena, in carne ossa, più sette mummie, forse più e forse meno, che di carne non ne hanno quasi più  (Compagnia delle Mummie) ma vivono proprio perché sono in scena; potere del teatro. Siamo nati rispettivamente nel 1956, nel 1961, nel 1974 e nel 1980. Generazioni a confronto difficilmente compatibili a causa dei tanti mutamenti avvenuti in questi decenni, anni della Repubblica, in cui il nostro paese ha visto la ricostruzione dopo la guerra, il boom industriale ed economico, il ’68, le brigate rosse… Quello che ci accomuna è un certo modo di vivere l’infanzia, crescere e socializzare, inserirsi. I nostri ricordi di infanzia si assomigliano, si, perché il modo di comunicare non passava attraverso un telefono cellulare piuttosto che un social network, non ce l’avevamo il computer e il telefonino. La televisione non era un monopolio di qualcuno e della tendenza tutta “culi, tette e non pensare…”.
Io sono nato nel 1974, giusto “al limite”; ereditario del mondo dei sognatori, i nostri genitori che questo mondo dovevano cambiarlo in meglio e invece sono stati protagonisti assenti di quegli anni dove tutto è stato deciso. In questo mondo di strumentalizzati, dobbiamo scavare e sudare come becchini per tirar fuori la vita sotterrata.
Loris Seghizzi

“Fantasmi in carne ed ossa” è una scrittura scenica per tre attori e sette mummie. Il testo, una commistione di ricordi e suggestioni infantili dei tre protagonisti – forse defunti, forse shakespeariani becchini -  s’incrocia aspramente con riflessioni amare che riguardano la vita quotidiana di tutti coloro che non sono ancora abbastanza morti per essere considerati mummie ma che si sentono troppo poco vivi per sentirsi in diritto di esser chiamati  “persone”. Questa dimensione di vita intermedia viene definita sperimentalmente, “mummismo”. Il mummismo diventa dunque posizione esistenziale fortunata, un punto di vista sospeso  che consente  un dialogo onesto con il proprio passato; se “sono sempre i migliori quelli che se ne vanno”, è di loro che possiamo provare a fidarci, perché  loro esistono nel limbo in cui ancora le mezze stagioni contano qualcosa.  Ascoltando le voci dei “quasi morti”  comprendiamo la complessità di uno scomodo presente,  destinato ad essere,  nostro malgrado, la pietra angolare per un futuro che appare sempre più privo di prospettive e di speranze. Le mummie create da Cesare sono il pretesto che innesca la metateatralità, ecco l’invenzione della Compagnia delle Mummie e il miraggio di una catartica tournè attraverso l’esistenza dell’essere umano. Le mummie, catalizzatori silenziosi, trasformano deliri e slogan televisivi in un requiem tragicomico che mira a far rivoltare le nostre coscienze in quella tomba d’indifferenza che i mezzi d’informazione scavano costantemente attorno a noi. Ce n’è e ce ne sarà per tutti, Mike Bongiorno compreso.
Allegria, gente: è arrivata la Compagnia delle Mummie!
Dimitri Galli Rohl

 

La Compagnia Delle Mummie nasce il 2 Novembre 1948 in un pomeriggio umido di un giorno tra la primavera e l’estate. Quel giorno caddero molte foglie.