sab06dic21:30CSS Udine in RibellioneCon Roberto Anglisani di Francesco Niccolini dal romanzo “La Ribellione” di Jospeh Roth21:30(GMT+01:00) TEATRO DI LARIDISCIPLINA:TEATRO

DETTAGLI DELL'EVENTO

di Francesco Niccolini dal romanzo “La Ribellione” di Jospeh Roth
con Roberto Anglisani

Ho un debole per la Prima Guerra Mondiale.

Mi sembra una ferita sempre aperta e irrisolta, la pagina più buia, oscena e ipocrita della storia d’Europa, per certi versi peggio di quello che accadde con Hitler Mussolini e Stalin trent’anni dopo: almeno, con la Seconda Guerra Mondiale, sappiamo che abbiamo dovuto difenderci da dittatori criminali. Nella Grande Guerra invece un virus demoniaco colpì milioni di persone che partirono felici per il fronte, mentre la ferocia assassina di una intera classe dirigente, militare, politica e industriale, decretò nutrì e brindò all’inutile condanna a morte di milioni e milioni di ventenni di tutta Europa.

È la seconda volta che torno a quegli anni (la prima fu insieme a Mario Rigoni Stern e ad Arnoldo Foà nel 2008), ed è anche la seconda volta che torno a lavorare con Roberto Anglisani su un romanzo di Joseph Roth (Giobbe il primo, amatissimo e fortunato lavoro, che dal 2017 continua a darci immense soddisfazioni).

Attraverso il primo romanzo di Roth abbiamo scandagliato l’anima di un uomo senza qualità, il suo rapporto difficile con Dio e con il mondo, ma soprattutto il dolore e la resurrezione dell’amore tra un padre e di un figlio. 

Qui, ora, con Ribellione, indaghiamo la sfera civile, politica, e tutta l’amarissima delusione che colpisce l’ennesimo reduce sopravvissuto e mutilato di quella maledetta Prima Guerra Mondiale, con tutto il male al cuore e la raccapricciante realtà di chi torna dalla guerra, da tutte le guerre. Non solo dunque i reduci del 1918, ma quelli del Vietnam o dell’Iraq: il ritorno alla vita è impossibile, non c’è riconoscenza per chi si è illuso di dare la vita (o anche solo una gamba) per la “patria”.

È il percorso deviato e angosciante di Andreas Pum, il protagonista de La ribellione (nello spettacolo l’articolo volutamente non c’è), che già nella prima pagina del romanzo individua la sua strana natura: è l’unico mutilato felice del padiglione XXIV dell’ospedale militare. Felice sì, ma ancora per poco.

È una storia dove si ripete spesso la parola “ordine”, ma una storia nella quale il disordine regna sovrano, insieme alla rabbia e – appunto – la voglia di ribellione. 

Ribellione a chi? Con quali risultati? Con quale dignità?

Il corpo di Roberto Anglisani, la sua voce, la sua commovente fedeltà alla scena e a Joseph Roth proverà a offrire una risposta non retorica né ipocrita. 

In memoria di tutti coloro che hanno monumenti sparsi in mezza Europa per il “loro sacrificio”, ma che l’Europa ha dimenticato.