Collinarea Festival 2020 - Connessioni

XXII EDIZIONE - LARI, DAL 23 LUGLIO AL 1° AGOSTO

“Connessioni. Per noi, per la vita, per l’arte.”

Siamo giunti alla fine di questa meravigliosa edizione 2020.

Un’edizione che crediamo abbia sorpreso tutti, visto il particolare momento che stiamo vivendo e che ci ha portati ad organizzarci per fare molte cose nuove: da un lato per controllare gli accessi, misurare la temperatura e svolgere tutte quelle attività necessarie a garantire la sicurezza in tempi di SARS-COV-2; dall’altro presentare al mondo il ns. progetto “Connessioni” che – pur nella sua fase prototipale – ci ha emozionati facendoci sentire uniti nella bellezza della sperimentazione.

Insomma, questo strano 2020 ci ha regalato un’esperienza di Festival molto positiva che ci ha arrichiti. Il nostro desiderio è quello di ringraziare tutti coloro che hanno partecipato e che in qualsiasi modo hanno contribuito a realizzare questo bel viaggio. Un grandissimo GRAZIE al nostro pubblico che invitiamo a seguirci, a tornare ad ogni edizione e al quale cercheremo sempre di offrire contenuti interessanti e innovativi. Chissà cosa sarà il prossimo anno insieme.

Collinarea Festival vi saluta e vi dà appuntamento al 2021.

La  riflessione finale del Direttore Artistico

“Chi ce lo fa fare?

È una domanda che ci poniamo spesso quando siamo in prossimità di un progetto Collinarea. Sì, perché alla fine non ti sarà riconosciuto un compenso adeguato per la mole di lavoro che avrai svolto e in più avrai dovuto lottare con la burocrazia, con la politica, con qualche abitante e persino con mogli e mariti, o compagne e compagni, che detta così fa pensare a un pensiero sinistroide che invece no, non c’è nemmeno quel pensiero a consolarti. Ecco, sì, quando vuoi organizzare un festival ti muovi come un sub, nel silenzio del tuo respiro, o come su un deltaplano, planando nel vento, insomma, in un assordante vuoto intorno a te che ti affanni a chiedere, urli, ma (quasi) nessuno ti sa rispondere.

Questo è quello che accade a cose normali; figuriamoci a luglio 2020. Poi, tutte (o quasi) le volte che lo hai fatto questo festival, ti dici che ne è valsa la pena, perché se lasci aumenti di molto le possibilità di non rientrare più e per tanti motivi che non sto a scrivere, visto che non un solo fiato di polemica vuole inquinare questa mia dichiarazione d’amore.

Perché questa è una dichiarazione d’amore, un amore ritrovato, un amore ri-compreso, un amore viscerale e, pensate, persino corrisposto. L’amore per il mio lavoro. E, badate bene, è un amore dilagante e contagioso, più contagioso di qualsiasi virus, più dilagante di qualsiasi consenso politico. Lo è semplicemente perché strumento di riflessione, di evasione, di speranza, condivisione, rappresentanza di un’altra vita possibile, fuori dall’acqua e con i piedi saldi a terra e la mente bene aperta, pronti a tuffarsi o fare un salto, divertendoci, piangendo e godendo della nostra esistenza. Questo è l’arte, è la finestra d’affaccio sul mondo, da dove puoi osservare e, sedendoti, pensare, pensare, pensare…

“Figuriamoci nel luglio 2020” dicevo sopra… Beh, non solo abbiamo fatto il festival, ma abbiamo anche rilanciato, proponendo un progetto unico al mondo e portando Collinarea a 10 giorni, immaginandoci gli spazi in una nuova dimensione, organizzando con tanta voglia e determinazione che pareva di essere agli arbori, quando poco più che ventenni ci mettemmo in questa grande impresa che si chiama Collinarea. Luglio 2020 rimarrà impresso nelle nostre menti, nelle menti di tutti coloro che hanno reso possibile questo sogno; una frase assai scontata e retorica, tanto scontata e retorica che mi fa impazzire da quanto è bella, perché in fin dei conti cosa rimane di noi (del teatro) senza retorica? Vedo i volti di tutti, delle PERSONE dello staff, degli organizzatori stretti, dei volontari, dei ragazzi del laboratorio, del pubblico e di chi non gliene poteva fregare di meno ma si è emozionato al solo passaggio delle persone, travolto da tanto entusiasmo.

Ecco chi ce lo fare: il rinnovato entusiasmo che troviamo tutte le volte nell’aprire la porta della nostra casa e far entrare gli ospiti. La sensazione di fare qualcosa di importante, fondamentale, oserei dire vitale per questo luogo così bello. Perché in fin dei conti il teatro altro non è che un grande laboratorio antropologico.

Collinarea 2020 è il seme che ha già trovato spazio per fare capolino tra la terra. Già profuma…

Loris Seghizzi

Direttore artistico Collinarea Festival